Acquistato anni fa, Dio solo sa il
perché, e - cosa strana - non ricordo nemmeno dove. Discreto lavoro di
rivisitazione di alcuni classici che vengono qui "innestati" in un
contesto inusuale; leggendo i ringraziamenti
si deduce che il libro abbia comportato un corposo lavoro di ricerca, il
risultato è in ogni caso una lettura abbastanza leggera e decisamente in rosa,
con qualche concessione al luogo comune e tuttavia non sciocca, piacevolissime
atmosfere esotiche nell'India degli anni '30 e '40; il lato negativo non sta
tanto nelle tinte rosa del racconto quanto in una certa lentezza che si
riscontra nella parte centrale oltre che in un finale scontatissimo.
Romanzo molto british, molto
vittoriano, non solo perché ambientato nell'India dell'impero britannico ma
soprattutto perché ha un impianto assolutamente in stile 'Piccola Dorrit' o
'Piccola principessa', più una buona dose di 'Jane Eyre' da cui vengono riprese
non solo la trama ma anche alcune scene in forma di 'remake': la protagonista
orfana e sfortunata appartenente ad una delle caste inferiori, grazie a una
forte personalità unita a caparbietà e ottime capacità di apprendimento e di
relazionarsi con gli altri, attraverso mille peripezie saprà cavarsela e
giungere all'happy ending. Il titolo originale non si discosta poi molto dalla
traduzione scelta per l'italiano, 'The sleeping dictionary' ossia 'Dizionario
da camera' - ricopio direttamente dal glossario in appendice - "metafora
con cui i colonialisti olandesi e inglesi indicavano le amanti che insegnavano
loro anche la lingua e le usanze del paese"; tale titolo racchiude in sé
una discreta parte delle avventure e dei significati di questa storia, che
intrattiene abbastanza bene e nel contempo insegna qualcosa sul sistema delle
caste, sulla colonizzazione e l'indipendenza dell'India. Last but not least, si
impara ad apprezzare un interessantissimo autore bengalese, Rabindranath
Tagore, con alcune ottime epigrafi all'inizio dei vari capitoli e citazioni
all'interno del romanzo stesso.
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