Il titolo si spiega bene con la
citazione in quarta di copertina: "L'egemonia operaia? Ma per piacere…
Siamo una classe estinta. Ci siamo estinti già da un pezzo. Come il bisonte
dell'Europa. Come i mammut…"
Ad esclusione di qualche singolo
passaggio mirabilmente imparziale ed obiettivo - e finanche anticipatore del
futuro - per il resto non mi ha emozionato e non mi ha coinvolto. Avrei voluto
disquisire del contenuto e invece mi tocca rimuginare sul contenitore. Peccato
perché c'era tanto da dire sul fatto che un libro scritto quasi di getto oltre
trent'anni fa potesse essere ancora così attuale; lo spunto è davvero buono, e
come potrebbe non esserlo, quando c'è così tanto da raccontare sulle aziende
italiane e il mondo del lavoro italiano… solo che l'autore non sembra volere
e/o potere arrivare al dunque. Voleva essere ironico, ma a me è parso solo
spiritoso. Racconta, ma non scalfisce la superficie.
A discapito dei temi
interessantissimi e attualissimi, le note dolenti sono nella forma: la
scrittura è strana, quasi infantile, non saprei dire se affettata o spontanea
visto che la prefazione è ancora più infantile del romanzo. Si potrebbe pensare
che sia volutamente sgrammaticata perché riporta i discorsi degli operai,
dunque gente che non ha studiato e che non si esprime in italiano forbito: è
vero, lo so bene anche io che genere di lingua si parla in una officina. Ma
anche con questo presupposto, c'è comunque qualcosa che non mi torna, forse è
quel voler fare dell'ironia ad ogni costo quando la componente 'amara' del
discorso non riesce a far presa. Il racconto se ne va tra la descrizione dei
reparti e dei macchinari, le beghe pseudo-politiche tra sindacati, episodi
spiccioli di vita dei personaggi, descrizioni delle manifestazioni… e tra
questi mille rivoletti si perde mille volte il filo del discorso. La storia
principale - quella di un uomo che dopo vent'anni di turni in fabbrica, una
notte si sente crollare addosso tutta la stanchezza, tutto lo sfinimento e
tutto lo scoramento - una storia che era un ottimo spunto, un'ottima partenza
su cui sviluppare tutti gli approfondimenti del mondo - occupa solo poche
pagine di tutto l'intero volume.
Per la prima volta in vita mia ho
saltato delle pagine a piè pari: quattro pagine interamente riempite con un
lunghissimo elenco, messo lì per burla o forse nel tentativo di allungare la
minestra. In ambo i casi una scelta pressoché offensiva nei confronti del
lettore. Di fronte a quella 'cosa' sono rimasta sbigottita e ho iniziato a
capire perché il libro, prima di essere pubblicato, abbia ricevuto 55 rifiuti
da 33 editori diversi. Forse nel mondo dell'editoria non sono poi tutti scemi.
Un giorno concederò a Pennacchi una
prova d'appello e leggerò "Canale Mussolini", ma dopo questo, scivola
in fondo alla reading list.
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