sabato 10 giugno 2017

Mammut - Antonio Pennacchi


Il titolo si spiega bene con la citazione in quarta di copertina: "L'egemonia operaia? Ma per piacere… Siamo una classe estinta. Ci siamo estinti già da un pezzo. Come il bisonte dell'Europa. Come i mammut…"

Ad esclusione di qualche singolo passaggio mirabilmente imparziale ed obiettivo - e finanche anticipatore del futuro - per il resto non mi ha emozionato e non mi ha coinvolto. Avrei voluto disquisire del contenuto e invece mi tocca rimuginare sul contenitore. Peccato perché c'era tanto da dire sul fatto che un libro scritto quasi di getto oltre trent'anni fa potesse essere ancora così attuale; lo spunto è davvero buono, e come potrebbe non esserlo, quando c'è così tanto da raccontare sulle aziende italiane e il mondo del lavoro italiano… solo che l'autore non sembra volere e/o potere arrivare al dunque. Voleva essere ironico, ma a me è parso solo spiritoso. Racconta, ma non scalfisce la superficie.



A discapito dei temi interessantissimi e attualissimi, le note dolenti sono nella forma: la scrittura è strana, quasi infantile, non saprei dire se affettata o spontanea visto che la prefazione è ancora più infantile del romanzo. Si potrebbe pensare che sia volutamente sgrammaticata perché riporta i discorsi degli operai, dunque gente che non ha studiato e che non si esprime in italiano forbito: è vero, lo so bene anche io che genere di lingua si parla in una officina. Ma anche con questo presupposto, c'è comunque qualcosa che non mi torna, forse è quel voler fare dell'ironia ad ogni costo quando la componente 'amara' del discorso non riesce a far presa. Il racconto se ne va tra la descrizione dei reparti e dei macchinari, le beghe pseudo-politiche tra sindacati, episodi spiccioli di vita dei personaggi, descrizioni delle manifestazioni… e tra questi mille rivoletti si perde mille volte il filo del discorso. La storia principale - quella di un uomo che dopo vent'anni di turni in fabbrica, una notte si sente crollare addosso tutta la stanchezza, tutto lo sfinimento e tutto lo scoramento - una storia che era un ottimo spunto, un'ottima partenza su cui sviluppare tutti gli approfondimenti del mondo - occupa solo poche pagine di tutto l'intero volume.

Per la prima volta in vita mia ho saltato delle pagine a piè pari: quattro pagine interamente riempite con un lunghissimo elenco, messo lì per burla o forse nel tentativo di allungare la minestra. In ambo i casi una scelta pressoché offensiva nei confronti del lettore. Di fronte a quella 'cosa' sono rimasta sbigottita e ho iniziato a capire perché il libro, prima di essere pubblicato, abbia ricevuto 55 rifiuti da 33 editori diversi. Forse nel mondo dell'editoria non sono poi tutti scemi.



Un giorno concederò a Pennacchi una prova d'appello e leggerò "Canale Mussolini", ma dopo questo, scivola in fondo alla reading list.

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