giovedì 27 luglio 2017

Libro primo delle cronache del Ghiaccio e del Fuoco - George R.R. Martin


Letto, e nella seconda metà anche un po' divorato. Ovviamente, qui siamo nel campo del puro intrattenimento da balneazione. Non una morale, non una poetica giungeranno a disturbare i neuroni rilassati del lettore stravaccato sulla sdraio, sul divano o su una qualche altra fantasiosa seduta estiva. Una soap si segue per il gusto di seguirla, punto e basta: in televisione non ne ho mai seguita una; ma sul cartaceo, un polpettone ogni tanto ci vuole.



Storia di un mondo, o meglio delle famiglie che in quel mondo comandano, in un medioevo tutto sommato plausibile se non realistico - a parte la faccenda delle stagioni climatiche che durano per intere generazioni - e comunque interamente inventato nella geografia, nella storia, nelle tradizioni. Dunque low fantasy da un lato: abiti e cibi realistici, niente incantesimi, niente scontri spettacolari risolti all'ultimo da eccezionali escamotage o da superpoteri di supereroi, niente elfi né mostri, c'è qualcosa che somiglia agli zombie, c'è un solo nano, draghi ancora non se ne vedono anche se si intuisce ce ne saranno in seguito; manca anche il super-cattivo nel senso classico del termine: il divertimento dovrebbe stare per l'appunto nel fatto che, tra tanti intrighi per il potere, riguardo molti personaggi non si ha mai la certezza di quali siano i buoni e quali i cattivi. La "storicità" del racconto - da intendersi come verosimiglianza dell'ambientazione medioevale - è decisamente buona, anche migliore di altri romanzi che ho letto e che probabilmente intendevano fregiarsi del titolo di 'romanzi storici': se non esistono ancora (o non esistono più) armi da fuoco o impianti di riscaldamento, allora è ragionevole che non possano esistere nemmeno telefoni, lampadine o altri oggetti tecnologici.

Quindi, come dicevo sopra, se da una parte è un low fantasy, tuttavia dall'altra parte si nota una elevata caratteristica di fiction: così come in una telenovela si osservano esclusivamente le mosse delle famiglie di ricchi imprenditori, ma non si incontra mai un operaio, o tutt'al più può figurare un singolo impiegato o un infermiere a fare da comparsa, allo stesso modo in questo racconto è assente la vera e propria plebe, manca tutto un tessuto sociale ed economico, o meglio si lascia intendere che c'è ma lo sguardo della voce narrante non vi posa mai, per restare a concentrarsi unicamente sulle famiglie dei nobili che giocano, come dice il titolo, al gioco del trono.



Una ottima narrazione, sempre in terza persona e che in ogni capitolo assume il punto di vista del personaggio a cui viene intitolato il capitolo stesso, da' in tal modo al lettore una ampia veduta su tutto l'intreccio. Questo bel grandangolo costruito con la struttura narrativa, insieme al "low" di cui sopra, rendono il libro godibile: si osservano essenzialmente gesta umane, comportamenti e conseguenze umane, con amicizia e fratellanza e generosità, invidia e avidità, con gli entusiasmi e le diffidenze. Non c'è psicologia particolarmente approfondita, come dicevo sopra non ci sono intenti moraleggianti, e del resto non mancano alcuni stereotipi, ma c'è comunque umanità con i suoi pregi e difetti, in un bel campionario. Il ritmo è piuttosto lento, del resto non mi potevo aspettare niente di diverso da un'opera che dovrebbe arrivare al settimo o forse anche ottavo volume. Tutto sommato concordo con chi ha definito questo volume un prologo di ottocento pagine: sarebbe del tutto inutile imbarcarsi in questa faccenda se non si avesse nessuna disposizione/intenzione a tentare di proseguire. E comunque: fin che la saga mi risulta gustosa vado avanti, quando sarò stufa la lascerò lì. Facile, no?

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