martedì 22 agosto 2017

Libro secondo delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco - George R.R. Martin


Con lo scontro dei re, inizia a definirsi quella che credo sarà la caratteristica principale, l'atmosfera preminente di tutta l'opera: un'aria cupa, gotica e anche piuttosto pessimistica.

Proprio come il primo volume, anche il secondo parte a rilento per poi acquisire ritmo, quasi come un bolero. Pur con la sua estrema lentezza, sa essere avvincente e intrigante: suppongo sia questa la chiave del suo successo. Fino a metà del libro la trama non prevede colpi di scena ma solo continui cambiamenti, come le correzioni di una traiettoria. Poi il tutto prende l'abbrivio e i colpi di scena iniziano a susseguirsi fino al finale pirotecnico e che tuttavia non è altro se non una somma di prologhi per il prossimo volume.



Come mi aspettavo, il secondo libro è la perfetta continuazione del primo: stessa struttura narrativa, stessi personaggi principali attraverso il cui punto di vista viene esposto l'intreccio. Anche il traduttore è lo stesso del primo volume, e dunque potendo fare il paragone mi pare di trovare i dialoghi un tantino più stereotipati: meno medioevali e più hollywoodiani. Nella trama subentrano più di incantesimi e magia, quella robusta percentuale di realismo che c'era nel primo libro inizia a scricchiolare. 



L'intero volume parte da un banale ma abbastanza interessante esercizio di studio dell'egocentrismo: all'apparire di una inquietante cometa rossa, ognuno dei personaggi ne da' la sua personale interpretazione, a seconda di quelle che sono le sue proprie paure o aspirazioni o presunzioni. Comunque, se il primo volume era un prologo di ottocento pagine, anche questo è un intero tomo fatto a suo modo di premesse, di elementi che ampliano e consolidano le basi della trama. Una volta giunti al finale, sono più i nodi che restano irrisolti di quelli che si possono dichiarare sciolti.



Bisogna riconoscere all'autore il merito di aver saputo creare una schiera di personaggi utilizzando misure di buon senso: per quanto stereotipati (la regina crudele, la ragazzina vanitosa ma comunque buona, l'altra ragazzina ribelle e maschiaccia, i consiglieri perfidi e avidi, il figlio mammone e la mamma iperprotettiva, ecc.) non risultano mai indigesti né tantomeno irritanti. Il nano si pone al di fuori di tutti gli schemi: non è con i buoni ma non è neanche dei cattivi, e il suo profilo psicologico non è davvero niente male, un lavoro ben fatto. E' un personaggio realistico, pragmatico, anche cinico ma non privo di una sua morale e una sua sensibilità.



Piuttosto emblematica anche la figura di Catelyn: è una moglie, una madre, una figlia, si deve occupare della sua "carriera" e si trova ad affrontare un momento in cui le pare di aver fallito su tutti questi fronti contemporaneamente.



Interessante anche il modo in cui, ogni volta che un nuovo signore prende possesso - legittimo o meno - di un determinato dominio con relativo castello, il cambiamento vada sempre a essere in peggio: i fasti del passato restano ad aleggiare come fantasmi mentre il presente offre solo disfatta, disordine, grigiore, apatia, impotenza. Forse questa cosa si può applicare anche al giorno d'oggi, forse la si può considerare come una sorta di reinterpretazione del concetto di entropia. 



Morale: vado avanti e continuo a seguire questa soap estiva con sincera curiosità, anche se per arrivare alle quattro stelle ci vorrebbe un guizzo che fino ad ora mi è mancato. 

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