Con lo scontro dei re, inizia a
definirsi quella che credo sarà la caratteristica principale, l'atmosfera
preminente di tutta l'opera: un'aria cupa, gotica e anche piuttosto
pessimistica.
Proprio come il primo volume, anche
il secondo parte a rilento per poi acquisire ritmo, quasi come un bolero. Pur
con la sua estrema lentezza, sa essere avvincente e intrigante: suppongo sia
questa la chiave del suo successo. Fino a metà del libro la trama non prevede
colpi di scena ma solo continui cambiamenti, come le correzioni di una
traiettoria. Poi il tutto prende l'abbrivio e i colpi di scena iniziano a
susseguirsi fino al finale pirotecnico e che tuttavia non è altro se non una
somma di prologhi per il prossimo volume.
Come mi aspettavo, il secondo libro
è la perfetta continuazione del primo: stessa struttura narrativa, stessi
personaggi principali attraverso il cui punto di vista viene esposto
l'intreccio. Anche il traduttore è lo stesso del primo volume, e dunque potendo
fare il paragone mi pare di trovare i dialoghi un tantino più stereotipati:
meno medioevali e più hollywoodiani. Nella trama subentrano più di incantesimi
e magia, quella robusta percentuale di realismo che c'era nel primo libro
inizia a scricchiolare.
L'intero volume parte da un banale
ma abbastanza interessante esercizio di studio dell'egocentrismo: all'apparire
di una inquietante cometa rossa, ognuno dei personaggi ne da' la sua personale
interpretazione, a seconda di quelle che sono le sue proprie paure o
aspirazioni o presunzioni. Comunque, se il primo volume era un prologo di
ottocento pagine, anche questo è un intero tomo fatto a suo modo di premesse,
di elementi che ampliano e consolidano le basi della trama. Una volta giunti al
finale, sono più i nodi che restano irrisolti di quelli che si possono
dichiarare sciolti.
Bisogna riconoscere all'autore il
merito di aver saputo creare una schiera di personaggi utilizzando misure di
buon senso: per quanto stereotipati (la regina crudele, la ragazzina vanitosa
ma comunque buona, l'altra ragazzina ribelle e maschiaccia, i consiglieri
perfidi e avidi, il figlio mammone e la mamma iperprotettiva, ecc.) non
risultano mai indigesti né tantomeno irritanti. Il nano si pone al di fuori di
tutti gli schemi: non è con i buoni ma non è neanche dei cattivi, e il suo
profilo psicologico non è davvero niente male, un lavoro ben fatto. E' un
personaggio realistico, pragmatico, anche cinico ma non privo di una sua morale
e una sua sensibilità.
Piuttosto emblematica anche la
figura di Catelyn: è una moglie, una madre, una figlia, si deve occupare della
sua "carriera" e si trova ad affrontare un momento in cui le pare di
aver fallito su tutti questi fronti contemporaneamente.
Interessante anche il modo in cui,
ogni volta che un nuovo signore prende possesso - legittimo o meno - di un
determinato dominio con relativo castello, il cambiamento vada sempre a essere
in peggio: i fasti del passato restano ad aleggiare come fantasmi mentre il
presente offre solo disfatta, disordine, grigiore, apatia, impotenza. Forse
questa cosa si può applicare anche al giorno d'oggi, forse la si può
considerare come una sorta di reinterpretazione del concetto di entropia.
Morale: vado avanti e continuo a
seguire questa soap estiva con sincera curiosità, anche se per arrivare alle
quattro stelle ci vorrebbe un guizzo che fino ad ora mi è mancato.
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