Pur senza nessun guizzo di grande rilievo, la faccenda si fa avvincente sia per quanto riguarda la trama di per sé, sia per quanto riguarda l'opera nel complesso: uno non può mettere insieme un impianto così imponente senza prevedere nessun colpo di genio verso il finale o giù di lì, e dunque, ancora una volta, il libro ha saputo tenere desta la mia curiosità. Per fortuna o purtroppo, il finale si trova diversi volumi più in là. Detto questo, giunta al termine del terzo volume, non è che abbia molto da aggiungere rispetto quanto scritto per i primi due. Il sor Giorgio Martino si diverte a tenere il lettore con il fiato sospeso, ovvero tenere in sospeso diversi nodi cruciali della trama, all'occorrenza incrociandoli un poco, rimandando una resa dei conti o la rivelazione di un dettaglio fondamentale, e via discorrendo. Narrazione sempre buona e scorrevole, alcune spiegazioni un po' ripetitive. La facilità con cui, in questa sorta di medioevo in un continente lontano, si commette omicidio, conduce la storia sempre più al di fuori di quel realismo di cui mi pareva caratterizzata nel primo volume. E' una partita a scacchi, e l'omicidio è il modo in cui una pedina viene fatta uscire dalla scacchiera.
Spoiler: già leggendo il secondo volume mi era venuto di pensare che il sottotitolo di questa storia potesse essere "la diaspora della famiglia Stark", ma qui se ne trova ulteriore e più marcata conferma: come uno Zeus dispettoso, Martin ha creato i componenti di questa famiglia configurandoli come personaggi cui il lettore si affezionerà rapidamente e senza indugio, e poi si diverte a maltrattarli in tutti i modi possibili, facendo accadere loro tutte le peggiori disgrazie, facendo compiere loro tutti i più madornali errori, e quando un'informazione è in possesso di tutti tranne uno, si può star certi che quell'uno è invariabilmente uno Stark. Del resto, è il principio su cui si basano tutte le storie a partire dall'Odissea fino ad oggi: prendi un eroe e punta contro di lui tutte le disavventure possibili, sottolinea il fatto che nelle difficoltà la sua forza e il suo carattere ne usciranno ulteriormente temprati, e il romanzone è bell'e che fatto.
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