martedì 5 dicembre 2017

Grande Sertão - João Guimarães Rosa

Dell'imparare a vivere: vivere è molto pericoloso... 

Riletto a distanza di oltre dieci anni dalla prima volta, mi ha di nuovo emozionato con la grandiosità dell'epica, dei tormenti psicologici, con il funambolismo di un lessico colorito e spumeggiante, e una traduzione che già altri hanno giustamente definito sontuosa. Ricopio @Catoblepa dal gruppo di lettura: "...pagine di una bellezza monumentale, entusiasmante e contagiosa...". Dietro un discorso apparentemente farneticante si nasconde una struttura ben precisa in cui nessun dettaglio viene lasciato al caso, nessun filo resterà a penzoloni, un puzzle che diventa tanto più grande quanto più da lontano l'autore parte per costruirlo. Dal punto di vista temporale, più che un puzzle è una matrioska: un flashback con dentro un altro flashback: i diversi piani del racconto andranno a ricongiungersi per poi precipitare verso il finale.  

Uomo e Sertão si compenetrano, in questo libro divengono l'uno metafora dell'altro. E citando @Siti dal gruppo di lettura: Sertão come luogo dell'anima dove tutto è possibile, anche fare il bandito senza esserlo.  

Anche se le numerose azioni dànno al racconto un'atmosfera epica con un deciso retrogusto western, e i personaggi sembrano proprio inquadrati con i primissimi piani di Sergio Leone, i temi trattati non sono spaghetti. Il principale punto di riflessione, che ricorre dall'inizio alla fine, gira intorno alle domande: esiste il Diavolo? Esiste Dio? Può uno dei due annullare l'altro? Non sarebbe forse più corretto vederli come due enti entrambi presenti, contemporaneamente, nell'essere umano? E ancora: c'è di che disquisire a proposito di che cosa è fatto il carisma (o come si dice oggi, leadership) e di cosa è fatto il destino di una persona, come si fa a trovare la propria via. Perché se ci si convince che per ognuno c'è un percorso già stabilito, allora sì che "vivere è molto pericoloso": se uno non sa infilarlo, quel cammino prestabilito, saranno dolori per tutta la vita.  

Un altro paragone che mi viene spesso di fare parlando di questo libro, è quello – azzardato ma non troppo – con l'Iliade: le azioni epiche, e i momenti topici, e se nell'Iliade può accadere che gli Dèi scendano dall'Olimpo per intervenire nelle umane faccende, non dimentichiamo che qui siamo in Sud America e gli antichi ci insegnano che avvenimenti soprannaturali mescolati con la quotidianità sono del tutto plausibili.  
La storia si svolge in Brasile, si snoda tra le zone desertiche e la foresta, inizia come un lungo flashback del protagonista ormai anziano che ricorda tutta la sua vita, ha anzi urgente necessità di ricordarla ed esporla, e mette in azione un elevato numero di personaggi: vedremo infatti muoversi sul territorio svariate bande di Jagunços, che si fronteggeranno principalmente in due fazioni distinte che in seguito si 'rimescoleranno' tra loro. Per chi non lo sapesse, il Jagunço è una metà via tra un gaucho, un mercenario, un campiere e un 'bravo' di manzoniana memoria. 
  
Il finale, che se spiattellato in spoiler potrebbe quasi sembrare una robetta melodrammatica, anzi da operetta, se resta invece supportato e accompagnato da tutto il resto dell'opera è commovente per la forza della scena e dei sentimenti, e fa sì che nell'analisi del libro lo si possa affiancare, per temi e trama, al Faustus di Mann.  

"Ma io sono stato sempre un fuggitivo. Sono fuggito perfino dalla necessità della fuga." 
"Paura di sbagliare, l'ho sempre avuta. La paura di sbagliare è la mia pazienza."      
"Maestro non è chi sempre insegna, ma chi d'improvviso apprende." 
"Vivendo, s'impara; ma quel che s'impara, di più, è solo a fare altre e maggiori domande." 
"Ho venduto la mia anima  a qualcuno? Ho venduto la mia anima a chi non esiste? Non sarà peggio?" 
"esiste una ricetta, la norma di un cammino certo, stretto, per ogni persona viverci – e questa linea c'è per ognuno – ma la gente stessa, in genere non la sa trovare; […] e cercar di trovare quel cammino certo, io volli, feci del mio meglio; solo che esagerai, o cercai sbagliato. Una miseria della mia mano. Ma la mia anima deve essere di Dio: se no, come potrebbe essere mia?" 
"L'imparare-a-vivere è che è il vivere, stesso."

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