Tre stelle o quattro? Il romanzo è piacevole e scorrevole anche se non privo di difetti. Ho ritrovato sin dall'inizio la Sardegna di Dessì, di Fois e di Angioni. La partenza va un po' a rilento ed è un tantino insipida: del resto, finisce per subire un involontario quanto impietoso confronto con il capolavoro di Roth che ho appena terminato. Poi alcune espressioni– taglienti pur senza essere ridondanti – come "Gli appezzamenti piccoli e irregolari raccontavano di famiglie con troppi figli e nessuna intesa, frantumate in una miriade di confini fatti a muretto a secco in basalto nero, ciascuno con il suo astio a tenerlo su." e "Un cane nato per morire come maledizione non era cosa per cui dire scusa o grazie." hanno catturato la mia attenzione e simpatia. Inizio così a scoprire una scrittura brillante, e tuttavia l'insieme non manca di quel sapore un po' acerbo di opera prima.
Inizio anche a rendermi conto che il romanzo non ha una struttura strettamente tradizionalista: pur essendovi gli stessi protagonisti e la stessa ambientazione, e pur essendo in ordine cronologico, gli episodi in ogni capitolo sono in un certo qual modo separati tra loro, sono volti a rappresentare i più disparati aspetti della Sardegna nella seconda metà anni '50: le tradizioni e la modernità, le paure e le superstizioni, il cattolicesimo che sconfina nel paganesimo, la tensione ad una riunione con l'Italia e il continente tutto in contrapposizione ai sentimenti/desideri di isolazionismo. Solo procedendo verso il finale, questi che apparivano come episodi distanziati di diversi anni l'uno dall'altro, verranno amalgamati nell'evolversi della prospettiva.
L'intreccio è completo e compiuto, con un finale 'aperto' nella giusta misura, e anche il viaggio nel continente compiuto dalla protagonista non mi è parso inutile (come invece altri hanno osservato) all'economia della storia, ma in generale c'è una elevata prevedibilità della trama.
Trama che non è comunque l'essenziale perché non si sta parlando di un giallo ma di un romanzo che vuole proporre un argomento spinoso: il tema dell'eutanasia è affrontato con una buona dose di sana sfacciataggine, sebbene si senta la mancanza di un pochettino di sostanza in più sotto la superficie; ci poteva stare anche più approfondimento psicologico dei personaggi laddove invece l'autrice si limita a brevi flashback per spiegare gli antefatti.
Al termine del libro e della recensione mi accorgo di aver annotato tanti aspetti positivi e altrettanti 'tuttavia' a fare da contrappeso. Resto a chiedermi come mai ci siano così tanti sardi – e così bravi – a raccontare l'ambiente, la storia e le tradizioni della propria terra. Non ce ne sono altrettanti qui in Emilia, e non così bravi, eccezion fatta per un paio di "mostri sacri" della bassa. A questo non ho un 'tuttavia' da opporre. E allora: giudizio tre stelle e mezza, per la facciata lasciamone pure quattro.
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