La voce della protagonista stessa, a distanza di ormai vent'anni dai fatti accaduti, racconta di quando, nemmeno quattordicenne, ha dovuto lasciare quella che aveva sempre creduto la propria famiglia, con una vita ordinaria e modestamente agiata, in una bella cittadina sul mare, per venire catapultata in una realtà di povertà, nell'entroterra, presso quella che scopre essere la sua vera e numerosissima famiglia. Il doppio trauma deriva dal brusco cambiamento di realtà e dal non sapere più qual è il proprio vero nucleo di appartenenza. Anzi, triplo trauma perché piano piano, dopo tutto, la ragazza si abituerà alla sua nuova vita e si affezionerà ad alcuni componenti della nuova e rozza famiglia, e quindi proverà la paura di dover di nuovo perdere tutto e ricominciare daccapo un'altra volta a causa dell'imminente inizio del liceo.
Non arrivo a provare l'entusiasmo di chi ha assegnato a questo libro il massimo dei voti, però ne condivido una disreta parte di osservazioni e motivazioni. Io l'ho trovato un buon romanzo, ben congegnata la trama e soprattutto ben dosata la narrazione: se fosse stato di trecento pagine anziché centosessanta, sarebbe stato un inutile mattonazzo. Avrei voluto votare 4/5, peccato per il finale un po' fumoso, non risolutivo, decisamente tirato via: a causa di questo gli devo togliere un'altra stella.
La scrittura asciutta e tagliente permette di trattare in modo molto sobrio e per nulla melenso i temi dell'affido, dell'adozione, del bisogno di appartenenza ad un nucleo familiare in maniera esclusiva e inequivocabile.
Ma quel che ho più gradito è stato il tema della dicotomia tra la vita imborghesita della piccola cittadina e la vita di campagna/montagna un po' fuori dal mondo: quest'ultima a rappresentare esistenze sottoproletarie, un po' rozze e ignoranti, legate alle superstizioni ma anche più vicine alla naturalità del creato e più distanti da certe assurdità della modernità, più vicine al passato che al presente. E' un tema attualissimo, è una dicotomia visibile ancora oggi altrettanto bene quanto negli anni settanta in cui è ambientato il romanzo. Tema sempre attuale in quanto apparentemente privo di soluzione: a volte ci si trova a vivere da una parte piuttosto che dall'altra solo perché trasportati dalla corrente, in altri casi c'è chi può compiere una scelta, la cosa veramente difficile da realizzare sarebbe una metà via: a proposito di questo mi è mancata un'ultima parola dell'autrice e/o della protagonista.
In ogni caso, ho apprezzato il carattere spontaneo di questo lavoro: a me non è parso ammiccante, non mi ha dato il senso di operazione commerciale pianificata a tavolino.
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