martedì 30 gennaio 2018

L'età ingrata - Francesca Segal

Se non proprio rosa, alquanto rosé. Tre stelle e mezza.  
Ricopio lo slogan da fascetta stampato in copertina: "Una miscela esplosiva: due genitori, tre nonni, una ex, una sorella e due adolescenti irrequieti". Il tutto raccontato da un punto di vista molto femminile, (gli uomini, pur non venendo proprio bistrattati da trama e autrice, non ci fanno comunque una gran figura), quindi con un discreto carico di romanticismo e inquietudini: ai personaggi femminili sono state date maggiori profondità ed espressività. A questo punto sembra quasi che stia scrivendo la recensione di un volume della collana 'Harmony', e forse potrebbe anche somigliargli visto che non ne ho mai letto uno; comunque sia questo libro mi è parso un intrattenimento intelligente, sa riflettere sui temi della vita quotidiana nell'ambito della maternità e più in generale della genitorialità, nell'ambito del quando e quanto dare ai figli la precedenza assoluta su tutto il resto, con le aspettative più o meno nascoste che si ripongono in essi, e i timori e le speranze relativamente al momento in cui i figli si faranno una vita propria e si staccheranno dai genitori. E soprattutto bisogna riconoscere che i due protagonisti adolescenti, con i loro sbalzi di umore e le loro prese di posizione, non sono meno realistici del più riflessivo e più celebre James di "Un giorno questo dolore ti sarà utile", anzi al contrario.  
La narrazione corale offre un punto di vista brillantemente sdoppiato, fa calare il lettore nei panni della coppia di giovani così come nella coppia di adulti: nessuna delle due prevale veramente sull'altra. La trama è meno fumosa del romanzo omonimo di Henry James e l'intento di descrivere la società moderna (ambientazione al giorno d'oggi, a cavallo tra Boston e Londra bene) non vuole tanto farla apparire ad ogni costo decadente e/o deprecabile, quanto invece mostrarla così com'è, con pregi e difetti, opportunità e debolezze. La Segal ha abilmente operato una trasposizione dei temi e degli schemi tipici di Henry James, dall'ottocento ai giorni nostri: operazione riuscita. Finale aperto e sfumato ma non del tutto banalizzato, peccato per i numerosi refusi.

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