Di nuovo un libro preso solo per la foto di copertina, ma qui non è andata altrettanto bene quanto le altre volte... una lettura davvero terribile.
Zeichen dimostra in queste pagine di saper scrivere così bene, sa usare le parole con funambolica grazia. E sa fare dell'ironia: ironizza su tutto, sugli oggetti, sulle persone, con un tono vagamente beffardo ma assolutamente brillante.
Anche l'idea di base non è poi tanto male, se ne poteva tirar fuori qualcosa di buono: tre amici nella Roma bene degli anni '60 che imperversano tra gallerie d'arte moderna e musei vari con il solo scopo di rimorchiare. E poi c'è Lei, tanto attraente quanto misteriosa, che scatenerà le gelosie dei tre soci, Lei che non ha nemmeno un nome, per quanto sia il suo profilo a dare il titolo al romanzo: "Quei profili sembravano ricopiati geneticamente da una madre votata a fisionomie sumere e fatti dono alla figlia."
E allora com'è che tutta questa carnevalata mi risulta così patetica, sciocca e di cattivo gusto, impregnata di quell'anticonformismo ostentato a tutti i costi fino a diventare così conformista che più conformista non si può?
Azzardo un'ipotesi: ho avuto la sensazione, sfogliando le pagine, che Zeichen non provasse assolutamente nulla per i personaggi usciti dalla sua penna, nessun sentimento. Non li ama e non li odia nemmeno.
Non c'è nemmeno amore verso la città di Roma: la grande bellezza della capitale in inverno resta decisamente in secondo piano, al di là di una toponomastica abbastanza dettagliata, non ci sono descrizioni.
E resto ancor più esterrefatta nel momento in cui mi viene il sospetto che uno dei tre bohémiens possa essere alter ego dell'autore: doveva pur esserci qualcosa di più da raccontare, qualcosa da approfondire!?!
Verso il finale stavo quasi per ricredermi, c'è un momento in cui la voce narrante abbandona il suo usuale tono beffardo per dare voce ai pensieri di uno dei tre amici, il quale fa un amaro e malinconico bilancio della propria fallimentare vita. Pareva proprio che il romanzo potesse prendere una svolta, un senso, e invece, ecco lì un finale ancor più balzano dell'inizio. Indecisa tra una e due stelle, passo oltre senza perderci il sonno.
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