Al contrario del libro della Russo appena terminato, in questo romanzo c'è molta storicità e pochissima fiction, la dose strettamente necessaria per tenere insieme le pagine, forse anche meno. E tuttavia, una storicità che non può scendere più di tanto nei dettagli, vista l'incertezza e la scarsità delle fonti.
Vassalli ha scelto di parlare di Storia con i toni e i termini che userebbe un nonno con il suo nipotino, o una maestra con i suoi alunni alla scuola elementare. Inizialmente questo tipo di narrazione mi è risultato amabile: certo, questo vale per me che in tema di storia antica sono parecchio ignorante, e allora ben vengano certe spiegazioncine; chi viene dal liceo e/o riguardo la storia è un po' più ferrato di me, potrebbe trovare la lettura pedante e al tempo stesso insignificante. Per quanto mi riguarda, i numerosi incisi ed esclamazioni con cui Vassalli si rivolge al lettore e con cui espone semplici paralleli tra il giorno d'oggi e il 101 a.C., mi hanno aiutato a vedere con lucidità quanto siamo vicini a quegli uomini di duemilacentoerotti anni fa: ci sono immezzo tanta tecnica e tanta tecnologia, ma dal punto di vista squisitamente evolutivo è uno starnuto. E tuttavia, a lungo andare, quel tono didattico ha finito per diventare ridondante e un poco fastidioso anche per me, povera ignorante ma già da un pezzo uscita dai banchi della scuola elementare.
C'è un uso singolare della punteggiatura, molto frequentemente i due punti sono usati al posto della virgola. Una volta messo a fuoco il meccanismo, non mi ha irritato più di tanto, ma immagino che a qualcuno la cosa possa far venire l'orticaria.
Il tema centrale del libro è la battaglia combattuta dai Romani contro i Cimbri presso i Campi Raudii. Intorno a questo argomento, le considerazioni di Vassalli spaziano in maniera trasversale rispetto a tutte le materie: storia e storiografia, società e religione, politica, geografia, ecologia, toponomastica.
Più che un racconto della battaglia, è una lunga presentazione di quelle che furono le premesse della battaglia stessa, attraverso le spiegazioncine didattiche o attraverso brevi episodi e cammei che vedono come protagonisti i comandanti dell'uno o dell'altro schieramento o anche un qualche signor nessuno inventato per l'occasione dalla penna di Vassalli. Suggestive le riflessioni che cercano di contenere in un unico abbraccio la vecchia Europa nelle sue tre dimensioni (lunghezza, larghezza e profondità dei secoli), ma tolte queste rimane poco altro. Le tre stelle rappresentano una sufficienza stiracchiata e mi ricordano che il miglior Vassalli è quello de La chimera e Marco e Mattio.
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