sabato 24 febbraio 2018

Twilight - Stephenie Meyer

Buchi neri e smielatori.  

Cosa non mi ha portato in casa il Buran... ho passato una brutta giornata e ho sentito il bisogno di una lettura leggera. Leggera nel senso di scema. 
  
Mi aspettavo un zero stelle, anzi sotto zero, un buco nero. E invece non è indecente. Sdolcinato lo è senz'altro; scrittura terra-terra, questo sì, sviluppo della trama banalotto ma rimane comunque all'interno del confine del pudore letterario. Dunque, una stella per aver accontentato le iniziali aspettative nonché necessità di contenuto smielato, e un'altra per aver rispettato il limite della decenza.   
Ci rifletto un po' su, e lo paragono al libro della Segal cui ho recentemente appioppato tre stelle: sono sicura che i due libri siano poi così diversi? No, non c'è poi questa gran differenza, non nella forma e neanche nel contenuto. La Segal parte avvantaggiata perché già solo nel titolo inserisce una citazione di Henry James, mentre la Meyer è vistosamente svantaggiata a causa del fatto che dai suoi libri è stata tratta una sottospecie di soap. Però un merito, a quest'ultima, bisogna pur riconoscerlo (nell'ambito del solito discorso che anche nel libro più scemo c'è sempre qualcosa di buono...): o bene o male, ha scritto uno spartiacque. Così come una volta in tutti i film western gli indiani erano sempre i cattivi, e da 'Balla coi lupi' in poi gli indiani sono sempre i buoni; allo stesso modo ora bisogna ammettere che se Bram Stoker aveva individuato nel vampiro il male assoluto e tutti gli incubi della sua epoca, e se Coppola nel '92 ha per lo meno messo un punto interrogativo, dalla Meyer in poi ci ritroveremo sempre il vampiro dalla parte dei buoni.  

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