Tre stelle e mezza: non è riuscito a coinvolgermi emotivamente. La descrizione migliore di questo romanzo si può fare usando le parole della stessa protagonista: "E' il modo in cui ti senti, o meglio la sensazione che ti dà. Di un'America rancida, capisci, un po' stantia."
Terribile la traduzione del titolo, proprio non gli rende giustizia. Buoni il ritmo, la scansione temporale, l'intreccio e il modo in cui alla fine alcuni tasselli tornano al loro posto. Ottimo il linguaggio: ho idea che questo libro più di tanti altri necessiti di una lettura in lingua originale per meglio coglierne le sfumature e i giochi di parole e di significati. Ottimo anche nel soffermarsi ad analizzare la Storia e la società contemporanee.
Quanto allo stile, concordo con @lorin sul fatto che la mano sia un po' troppo femminile anche laddove la voce narrante dovrebbe calarsi in panni prettamente maschili. L'ispirazione che ha fatto nascere questo romanzo ha evidentemente una forte affinità con quella che ha dato vita a "Le ragazze" della Cline. A partire da quella magica e/o maledetta estate del '69, attraverso gli anni settanta e ottanta e fino ai giorni nostri, si inanellano gli episodi che sono tutti flash-back e flash-forward, zigzagando tra i decenni.
Tantissimi gli ingredienti presenti nel romanzo, forse è questo il suo punto debole, una moltitudine di temi ed elementi che finiscono giocoforza per galleggiare in superficie senza il dovuto approfondimento: l'uso di agenti chimici in Vietnam, le sindromi da stress post-traumatico, la dipendenza da psicofarmaci, l'identità ovvero l'annullamento dell'identità in nome di un ideale o un'ideologia, la ribellione e l'anticonformismo, attivismo e para-attivismo, la provincia e i sobborghi americani con relative architettura e urbanistica, hackers figli di papà (sabato in barca a vela e lunedì al leonkavallo), c'è un gruppo femminile di autocoscienza, c'è finanche una comune che è una sorta di albergo per le donne tristi, c'è la globalizzazione e le multinazionali con le loro scorribande nell'ambito del sociale, il capitalismo e il consumismo e la manipolazione psicologica del consumatore. Troppa carne al fuoco per sole trecento pagine: la veduta d'insieme è brillante, mi viene il sospetto che con un più corposo lavoro di approfondimento di tutti questi temi, sarebbe stato un romanzone-capolavoro di tutta la letteratura (e della storia contemporanea) americana. Anche le storie personali e psicologiche dei due protagonisti mi sono piaciute, specialmente il modo in cui Bobby/Nash si prende una cotta per Miranda perché in lei rivede la Mary di tanti anni prima: anche questo aspetto meritava un po' di sviluppo in più. Lettura soddisfacente anche se con una punta di amarezza perché poteva essere tanto di più.
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