domenica 15 aprile 2018

Spiegazione degli uccelli - António Lobo Antunes

Il romanzo si suddivide in quattro parti, quattro giorni che sono come quattro ben distinti colpi di cannone. All'interno di ciascuno di essi, un esplosivo (proprio nel senso di distruttivo, nel senso che sbriciola tutto) flusso di coscienza che passa con nonchalance dalla terza alla prima e poi di nuovo alla terza persona anche nel giro di poche parole, raffiche di immagini e frasi come dentro un frullatore. Dopo un primissimo momento di disappunto mi sono ricordata di quanto mi fosse piaciuto "L'autunno del patriarca" di García Márquez, e allora vado avanti con maggiore entusiasmo. 
Nella mente del trentenne protagonista, scrittore e professore, l'amarezza che egli sente nell'animo si mescola con lo squallore delle periferie e con la decadenza della famiglia e di tutto il parentado, per dare vita ad un immaginario circo che è anche parodia di un'aula di tribunale dove è lui stesso ad essere messo sotto accusa per il completo fallimento della sua vita. I tre livelli della narrazione - quello che accade nella realtà del presente, i ricordi del passato e il film con il circo che egli vede nella sua mente – sono così saldamente intrecciati e mescolati, eppure si seguono talmente bene che la cosa mi ha lasciato sorpresa. Tutto quello che Antunes vuole mettere in una pagina viene passato in una sorta di compattatore, oppure redistribuito secondo una nuova logistica delle parole, insomma il risultato è che nello stesso spazio disponibile a tutti gli altri scrittori, lui riesce a farci stare più roba. Di man in mano che si procede con la lettura, il circo dei vari testimoni si trasforma lentamente in una istruttoria vera e propria, e con molta eleganza il finale inizia a svelarsi: quello che nelle prime pagine si poteva vagamente supporre e presagire, a metà del volume è già una certezza e mancano solo gli ultimi dettagli sul come e quando.  

Il titolo fa riferimento ad un semplice episodio, poco più di un'istantanea, relativo all'infanzia del protagonista: episodio che per lui è l'emblema autentico del paradiso perduto e del rimpianto. Queste immagini che nella sua mente vengono rievocate in continuazione, stridono fortemente e penosamente con le immagini del suo presente, dello squallore, della disillusione, del male di vivere (che si trasforma inevitabilmente in una serie di malesseri fisici: in questo senso, l'occhio clinico da parte di Antunes non manca di certo, e per quanto mi riguarda la lettura di questo libro si può considerare propedeutica a quella de "Il male oscuro" di Berto), del distacco con la famiglia che pure lui ama e dell'incomunicabilità con le due donne della sua vita che pure ha amato nonostante non sia mai stato ricambiato da loro (ma potrebbe anche essere il contrario, loro lo hanno amato mentre lui le ha solo detestate). Tutta l'infanzia e tutta la giovinezza gli sembrano come degli enormi e clamorosi errori, o forse è più corretto dire degli errori rimasti a metà, situazioni in cui non è riuscito a sbagliare abbastanza e fino in fondo per poi potere rinascere e ripartire. E da qui la sua perenne sensazione di non essere né carne né pesce. Mentre gli uccelli rappresentano sempre la libertà, la leggerezza, la via di fuga da questo mondo insopportabile, a volte sgraziati ma pur sempre con temperamento; tutti gli altri animali che compaiono a volte animali nella parte di sé stessi, oppure figure umane momentaneamente animalizzate – sono invece sempre in accezione negativa, specialmente i cani: luridi cani randagi compaiono in ogni dove a rappresentare il degrado e l'abbandono di luoghi e persone. 

A lungo andare questa esagerazione di contenuti in forma super-compattata inizia ad essere un poco ridondante, mi sono ritrovata con una vaga sensazione di iperventilazione. Quella certa aria di eleganza un po' sorniona che caratterizza i primi tre giorni (ovvero tre quarti) del libro, finisce inesorabilmente per svilirsi nel finale a causa di una ostinata ricerca dell'esplosione pirotecnica e un altrettanto ostinato tentativo di protrarre al massimo lo spasmo dell'attesa del gesto estremo: questa virata inattesa ha fatto sì che di un inizio di lettura a cui avrei voluto assegnare 5/5 mi rimanga un quattro stelle meno meno. La considero una lettura per me significativa ma non so se avrò voglia di provare altro di Antunes.  

Nessun commento:

Posta un commento