martedì 1 maggio 2018

La Resistenza perfetta - Giovanni De Luna

Mi figuravo un libro appena un po' romanzato, e invece è proprio un saggio che più saggio non si può. E anche come saggio, è molto poco discorsivo: tanta statistica, tanta elencazione di nomi-date-cose-luoghi che fa molto libro di testo. Una completissima ricerca storica e storiografica compiuta su tre livelli:  principalmente fa una panoramica sulla Resistenza in Piemonte; a tratti si concentra su specifici protagonisti ed episodi a Barge e Bagnolo Piemonte e zone limitrofe; più in grande va a sottolineare ogni qual volta un esempio piemontese sia rilevante e significativo anche a livello nazionale.  

Il titolo "Resistenza Perfetta" vorrebbe riferirsi all'episodio più specifico, alla vicenda di quei protagonisti che l'autore prende in esame e stando a quanto restituiscono i documenti (tutte testimonianze dirette, peraltro) sembra essere stato proprio un nucleo di perfezione: in altre parti, in altri momenti della Resistenza ci possono essere stati degli innegabili svarioni e plateali errori, ci dice De Luna, ma qui a Barge le cose sono andate davvero perfettamente e tutti si sono comportati come dovevano: "Ciò che colpisce oggi nel raccontare quella vicenda è infatti la constatazione di come tutti allora abbiano cercato di dare il meglio di se stessi, politicamente e umanamente. Nelle iniziative politiche dei comunisti, in qualche caso è possibile rintracciare malafede e strumentalità; al Palas no. Il comportamento del clero è stato contraddistinto da luci e ombre, oscillando tra l'accettazione del quieto vivere e qualche indulgenza di troppo per i fascisti; al Villar e dintorni no. I monarchici non seppero trovare un moto d'orgoglio per riscattare l'ignavia del loro re; la famiglia di Leletta ci riuscì. Nella villa si impugnarono le armi e si discusse con passione; e sempre - anche dopo un'azione particolarmente cruenta, dopo uno scontro in cui c'era stato spazio solo per la violenza e per il fragore degli spari – si ebbe la sensazione di vivere giorni decisivi, animati dalla speranza di costruire un'Italia migliore."  

Devo dire che i dettagli cruciali per arrivare a questa constatazione, giunta al termine della lettura, mi sono mancati, o comunque sono rimasti molto vaghi: persi tra troppi incisi, troppi virgolettati, qualche omissione e qualche incongruenza. Mi pare piuttosto che l'umanità della ragazza Leletta e del partigiano Barbato siano state volutamente relegate in secondo piano. Comunque, un po' più in generale, il parlare di perfezione allude anche  al fatto che, se pure la Resistenza non può essere stata qualcosa di perfetto perché si sa che la perfezione non è dell'uomo e non è di questo mondo, tuttavia c'è stato un momento in cui tutte le intenzioni, e soprattutto l'unità di intenti, quelle sì che sono state perfette. E' stato il momento in cui le persone si sono riappropriate della propria auto-determinazione, la facoltà di compiere una scelta, ciascuno per sé stesso e tutti insieme per il bene comune. Il fatto, poi, che questa cosa sia avvenuta nel momento di défaillance più totale e assoluta delle istituzioni, apre una voragine grande come la Fossa delle Marianne in qualsiasi benché minima teoria di filosofia del diritto.   

Si inizia con un'analisi generica delle condizioni del paese al momento dell'8 settembre, analisi dei comportamenti dei singoli e delle categorie di persone, analisi dei rapporti tra le suddette categorie, analisi delle motivazioni che hanno indotto a questo e quel comportamento. Questa prima disamina di tematiche mi ha riportato direttamente a galla, nella memoria, le pagine de Il clandestino e I piccoli maestri. E ancora: la distinzione tra resistenza armata e resistenza civile – e nell'ambito di questa analisi mi tornano allora in mente le spiegazioni tanto semplici quanto illuminanti di Onorina Brambilla Pesce. Lo strutturarsi delle bande partigiane che oscilla tra la caotica spontaneità e l'organizzazione; i nemici che si sono trovate ad affrontare ossia tedeschi e fascisti, a loro volta ciascuno con organizzazioni e tattiche e comportamenti ben distinti. L'analisi prosegue ugualmente concisa e approfondita per tutte le successive fasi della guerra, fino all'insurrezione e all'epilogo che ha visto esaltazione ed euforia da un lato e delusione e disillusione dall'altro, e in più passaggi ho potuto fare raffronti con tutti gli altri libri che ho fin qui letto riguardo la Resistenza. Il fatto di mantenere sempre, in parallelo, i tre livelli di analisi (locale-regionale-nazionale) rende il libro più completo ma gli toglie spinta ed enfasi. La parte che doveva suscitare maggior interesse ed anche un poco di emozione, avrebbe dovuto essere a partire dal punto in cui la voce di De Luna si alterna con quella di Leletta Oreglia D'Isola (figlia di nobili di Bagnolo, fervente cattolica e collaboratrice, in maniera più o meno diretta, delle bande partigiane, insieme con tutta la famiglia), per tramite del diario di quest'ultima, ed anche stralci di diari di altri protagonisti della vicenda. Peccato però che dei diari compaia così poco e che l'impostazione da libro di testo prosegua fino alla fine. Nell'intento, pur comprensibile e condivisibile, di preservare la sfera più privata e intima di Leletta Oreglia d'Isola, quei tratti che dovrebbero dimostrare la "perfezione" di cui al titolo rimangono molto molto vaghi e sfumati. 
Riassumendo: sempre e comunque cinque stelle per la Resistenza; cinque stelle anche per i diari che compaiono qui, seppure in brevissimi stralci; quattro stelle per la completezza dell'analisi storica e storiografica, concisa e approfondita al tempo stesso; due stelline piccolissime e stiracchiatissime per la fruibilità letteraria dell'opera.

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