Speravo in un'altra formidabile ed elettrizzante scoperta come con Il Monastero di Prilepin: a quel livello no, questo racconto resta un gradino nettamente al di sotto, però... quanti bei posti ho visitato quest'anno, prima le Solovki e ora le Šantar.
Primo impatto non buonissimo: il prologo che crea il pretesto per la narrazione della vicenda principale mi è parso raccogliticcio e approssimativo; e tuttavia l'ambientazione (mare di Ochotsk e territorio di Chabarovsk) è più che invitante, è terribilmente magnetica: quindi vado avanti.
Dopo quel che mi è sembrato un maldestro tentativo di approfondimento filosofico e dopo una ricostruzione del clima di terrore e odio dell'epoca staliniana fatta attraverso un cast di stereotipi, l'inseguimento nella taiga inizia a farsi abbastanza avvincente: ma il racconto ha iniziato a piacermi davvero dal momento in cui i partecipanti alla caccia all'uomo – fino ad allora protrattasi in perfetto stile western – iniziano a desiderare che la cosa si trasformi in una semplice scampagnata. E per un attimo ci riescono anche, a realizzare questo loro intento. Da lì mi hanno fatto sorridere, mi sono sentita con loro, sono riuscita a far fare una virata alla mia rotta di lettrice e mettermi sulla scia dell'autore.
E' una fiaba che punta molto sulla morale, sull'insegnamento filosofico esemplificato, ma le va riconosciuto il merito di non avere nessuna faciloneria in stile "Ragazza delle arance", ed anzi di essere, in quanto fiaba, molto più plastica e concreta della media delle sue simili. Come in ogni fiaba che si rispetti, il titolo ha una enorme importanza e credo che meritasse una traduzione letterale: L'archipel d'une autre vie riconduce direttamente a quello che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha certamente pensato in questi termini: un altro mondo è possibile? Un mondo in cui l'uomo non debba essere per forza homini lupus? L'intelligenza della favola sta anche in questo, risponde alla domanda in maniera né affermativa né negativa, mescola i suoi ingredienti di fantasia, di ragione, di storia, di geografia e certamente anche un po' di autobiografia, arrivando a comporre un quadro dalle giuste misure: non troppo pretenzioso ma nemmeno troppo semplificato. Sarebbero quattro stelle meno-meno, si possono agevolmente arrotondare al voto pieno.
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