Questo libro l'ho scoperto così per caso che più caso non si può. Su una qualche pagina fb, un recensore distratto diceva qualcosa a proposito di un romanzo che ha a che fare con il terremoto del 28 dicembre 2008. Da brava precisina quale io sono, mi fiondo a correggerlo: se stai parlando veramente del 2008 era il 23 di dicembre, e lì mi sono caduti in testa i libri e i calcinacci, ma poco male; se invece il dato corretto è 28 dicembre allora stai parlando del 1908, ed era a Messina, e quella è tutta un'altra storia, altro che calcinacci. Questa sottospecie di anniversario mi è rimasto in mente (del resto il terremoto non manca mai un appuntamento, chi ha letto Il Mulino del Po sa a cosa mi riferisco) e allo stesso modo mi è rimasto in mente il titolo del romanzo. Vale a dire che è finito in wishlist.
A lettura ultimata, per questo sconosciuto romanzo ho da annotare sia luci che ombre. Sgomberiamo subito il campo dai dubbi: il catastrofico evento rappresenta solo l'epilogo, è contenuto solo nelle ultimissime pagine di un racconto che va dall'Agosto 1908 alla fine del Dicembre dello stesso anno, momento dopo il quale qualsiasi narrazione - storica o fantasiosa che sia - deve necessariamente interrompersi o quantomeno fare un punto e a capo. La trama e i suoi personaggi sono quanto di più classico ci possa essere nell'ambito del racconto giallo, diciamo pure che per qualche profilo e qualche situazione si sconfina nel banale stereotipo. Ma suppongo che per la costruzione di un giallo - e dunque di una trama con omicidi e relative indagini - certi mattoncini siano indispensabili.
La narrazione ha un'ottima scorrevolezza pur essendo spezzettata come una sceneggiatura. Detto altrimenti: il ritmo del romanzo in generale è piuttosto lentino ma tuttavia è un autentico page-turner, invoglia sempre alla prosecuzione. La ricostruzione storica dell'anno domini 1908 nel complesso è buona: ottima per quanto riguarda gli oggetti e i gesti quotidiani dei personaggi, un po' meno perfetta nei dialoghi e nei rapporti interpersonali, in ogni caso non si notano gravi incongruenze. Le scene di sesso non sono mai spinte, anzi sono sempre talmente all'acqua di rose da risultare ridondanti, ma hanno una frequenza tale da lasciare intendere inequivocabilmente come l'autore, più che calarsi nei panni di un'ipotetica voce narrante dell'epoca, stia strizzando l'occhio alla moderna fiction televisiva. Nonostante il cast composto da stereotipi, nota di merito per la brillante articolazione della trama che sostiene e intreccia le vicende di numerosi personaggi, ciascuno con la sua storia, ed anche per il fatto di aver saputo incastonare un impianto ultra-classico nel contesto ben preciso che culmina con un evento ancor più preciso: un'ottima prova di creatività. Un po' come costruire una casetta tipica di montagna utilizzando, al posto di una delle quattro pareti, il fianco della montagna stessa: per risultare omogenea l'operazione richiede la giusta combinazione di tradizione e innovazione.
Tra le righe emerge anche l'amore dello scrittore per la propria città, ed anche questa è una cosa sempre positiva quando si riesce a percepirla dal non-scritto. Infine, per quanto riguarda le pagine finali che contengono la catastrofe, mi limito ad annotare la sensazione di un agrodolce deja-vu. Quel che è accaduto allora, nel bene e nel male, si ripeterà uguale identico in altre province d'Italia.
Direi tre stelle e mezza, magari non sarà proprio un romanzo storico ma si può di sicuro catalogare sotto la voce "intrattenimento intelligente".
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