Malinconico ma riposante. L'espressione "tutto cambia", per quanto sia traduzione letterale dal titolo originale, non è perfettamente aderente a quelli che sono i contenuti e le intenzioni del romanzo: la famiglia è sempre la stessa nonostante il passare del tempo, nonostante qualcuno sia venuto a mancare e nonostante le ferite inferte dalle guerre siano di tipo insanabile; anche se i costumi della società sono radicalmente cambiati, ci sono però le piccole tradizioni di famiglia che anche quando non possono essere rispettate, restano comunque vive nella memoria proprio come il ricordo e l'affetto di coloro che non ci sono più. Alcuni oggetti ricompaiono come talismani, come piccoli relitti galleggiano sul mare del tempo per venire a spiaggiarsi su un comodino a distanza di un ventennio e oltre. Un romanzo – anzi sarebbe meglio dire un finale di romanzo – all'insegna del "tutto cambia eppure nulla è cambiato". Da un'incoronazione all'altra (ossia dal '37 alla prima metà degli anni '50) è trascorso un periodo talmente denso che più che un ventennio potrebbe essere stato un secolo o un millennio, ma la numerosa famiglia è ancora lì, si è allargata di numero, si è espansa (in tutte le accezioni del termine), si è trasformata ma ha mantenuto una sua unità e identità. Oltre al tema della comunicatività, già presente nei romanzi precedenti, qui si fa largo anche il tema del prendersi cura degli altri. Più che un effettivo e radicale cambiamento, si percepisce che c'è un qualcosa che va spegnendosi poco a poco, come quando ci si trova di fronte a un inverno incipiente, o a una nevicata imminente. Questo lanternino che si affievolisce fino a spegnersi è ben espresso non solo nella malinconia dei personaggi e delle ambientazioni ma anche nella struttura del romanzo stesso: di man in mano che ci si avvicina alla fine, gli episodi sono sempre più brevi e lievi, piccolissime epifanie e brevissimi estratti di dialoghi domestici, un respiro che si fa sempre più flebile. Il punto di vista del racconto è sempre più corale (mentre all'inizio della saga privilegiava le ragazze della famiglia) e gli episodi vanno sempre più concentrandosi sull'autunno-inverno e in special modo sul Natale (mentre nei primi volumi ci veniva mostrata la famiglia nelle villeggiature pasquali ed estive): Natale '56, Natale '57, e infine quello del '58, l'ultimo, [che coincide con il momento della bancarotta dell'azienda di famiglia, e questo sì che è un lutto, è lo spegnersi definitivo di quel battito che andava affievolendosi].
"Stavano per lasciare il luogo che avevano considerato casa per tanti anni. Ancora pochi giorni e tutto sarebbe finito. Niente sarebbe mai stato più lo stesso."
"Non deve essere come nella vita reale. E' una storia. E le storie sono meglio della vita reale. Secondo me."
Mi sono affezionata a tutti loro, sia ai personaggi che ai loro luoghi, e mi sono crogiolata in queste storie nell'illusione di supplire quella famiglia che io non ho. E' stato un Agosto davvero denso di atmosfera e romanticismo (non nel senso di sdolcinato ma nel senso più sano e colto del termine). Per coerenza e per realismo o assegnato quattro stelle a ciascuno dei cinque romanzi, ma la costanza della qualità e la coesione dell'intera opera rappresentano un valore aggiunto non di poco conto, quindi il voto complessivo della pentalogia è certamente superiore alle sole quattro stelle.
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