venerdì 9 novembre 2018

Come le mosche d'autunno - Irène Némirovsky

Questo breve raccontino è la perfetta misura, la dimensione ottimale della Némirovsky. Quel "qualcosa" che nella Suite francese mi aveva tolto entusiasmo e dato una sensazione di ridondanza, se messo all'interno dell'opera della giusta misura serve invece a impreziosire, sottolineare ed esaltare dettagli e atmosfere. Il risultato è un vero gioiellino, in senso buono e per nulla ironico. E dire che, dopo l'esperienza abbastanza deludente della Suite francese, su questa scrittrice ci avevo quasi definitivamente messo una pietra sopra. Questo librino stazionava sul mio scaffale dal Natale del 2007, regalatomi da mia mamma, uno dei suoi rarissimi regali. Poi, ieri l'altro, la recensione di @Orsodimondo ha attirato la mia attenzione: con uno scatto di Odessa nel 1918 si potrebbe convincermi a fare qualsiasi cosa.   

La guerra, l'esilio, i ricordi, la malinconia, la vecchiaia, la decadenza e l'inabissarsi di un mondo ormai finito: è tutto distillato in queste poche pagine. Persino il titolo è il puro condensato di un'atmosfera, di sensazioni che non possono essere definite altrimenti: o la scarna immagine delle mosche, rintontite per la fine della bella stagione, che vanno a sbattere contro il muro e contro il vetro; oppure l'unico altro modo sarebbe con migliaia e migliaia di pagine per tentare di riportare in vita tutti i ricordi, tutti i piccoli dettagli, tutte le voci, tutte le stanze e tutti gli oggetti, un fiume di parole per descrivere l'ineffabile: ed è effettivamente in questo fiume metaforico che la storia va a concludersi. Lettura imprescindibile, sarei tentata dalle cinque stelle.   

Nessun commento:

Posta un commento