Con questo romanzo - anzi sarà più corretto dire con questa serie – O'Brian ci serve una pietanza tanto semplice quanto gustosa e saporita. Non sorprende che un bravo regista come Weir ne abbia saputo trarre un ottimo film; sono io invece che arrivo colpevolmente in ritardo e scopro dell'esistenza di questa serie solo qui su GR.
Il fatto di avere già visto il film non mi ha punto rovinato il gusto della lettura, anzi, semmai ha accentuato il piacere nel leggere come sono andate le cose agli inizi di tutto, quando i due compagnoni si incontrano per la prima volta, e il piacere di sentirmi raccontare in versione "originale" alcuni episodi che avevo già visti riportati in veste cinematografica.
L'amicizia tra il capitano e il medico di bordo è senza dubbio l'ingrediente principale e più originale con cui è costruita l'opera, un elemento anche più avvincente di battaglie e inseguimenti: un'amicizia tanto più realistica in quanto non eccede in nessun aspetto, non straborda mai né da una parte né dall'altra. Anche presi singolarmente, i due sono spassosi perché realistici, non c'è nessun super-eroe. Sia nei rapporti tra i due protagonisti, sia nei rapporti che intercorrono tra loro e altri personaggi, c'è una certa attenzione e una certa bravura nel riportare le sfumature psicologiche, i cambiamenti d'umore, le giornate altalenanti, le reazioni a precisi eventi e le sensazioni di quando si prova fastidio o preoccupazione per un qualcosa ma non si sa bene cosa, le divergenze tra quel che si pensa effettivamente e quel che si dice e si mostra esteriormente a causa della convivenza forzata su pochi metri di nave.
Altro ingrediente essenziale è la passione dell'autore per la storia della marineria e più precisamente della Royal Navy del diciottesimo secolo, e qui c'è poco da aggiungere: di questa passione è pregna ogni pagina ed è impossibile non farsi contagiare nemmeno un pochettino (con questa stagione da lumache, poi, impossibile resistere al pensiero di una crociera in lungo e in largo per il Mediterraneo nella primavera-estate-inizio autunno dell'anno 1800, altro che sirene: Port Mahon, Cagliari, Genova, Livorno, poi ancora Port Mahon, Alessandria d'Egitto, Malta, e ancora Port Mahon, per poi concludere a Gibilterra). I termini tecnici sono tanti ma non rovinano la lettura, il glossario in fondo al volume è di grande aiuto anche se interrompere la lettura alla fin fine è sempre una seccatura; io me la sono cavata benino sia grazie a detto glossario, e anche rispolverando nel cassetto della memoria quel poco che sapevo di vele e di navigazione grazie ad alcune brevi esperienze di tanti anni fa.
Un terzo tema del libro che sembra rimanere in ombra eppure ho idea che anche a questo l'autore tenesse particolarmente, è la storia d'Irlanda: poche pennellate, brevi aneddoti e riferimenti di congiure e rivolte, episodi molto ristretti e precisi che arrivano a specchiarsi sul Mediterraneo solo per mezzo di pensieri o fugaci ricordi, ma che sono però come un basso continuo, un'ombra sempre presente per dare l'idea delle atmosfere dell'epoca e per dare il via ad alcune riflessioni riguardo i temi della fedeltà, del senso del dovere, dell'obbedienza a enti esterni piuttosto che alla propria coscienza.
Sembrerebbe tanta carne al fuoco: eppure la lettura scorre con leggerezza, la narrazione è brillante nella sua semplicità, condita con brevi tratti di humour e altrettanto brevi tratti di riflessione vagamente filosofeggiante. Ora sono curiosissima di leggere il seguito: magari non tutti e venti o quanti sono, ma qualcuno certamente sì (il secondo e il terzo stanno già navigando verso casa mia, ma le Poste Italiane son flutti perigliosi, un po' tipo Bocche di Bonifacio, chissà quando arriveranno), anche perché veder comparire l'ombra del Buonaparte è sempre un momento molto spassoso. Dunque sospendo la crociera ma solo momentaneamente, e già non vedo l'ora di imbarcami di nuovo.
...gli gridò: "Mio Dio, non è magnifico essere di nuovo in mare? Non vi sentite come un tasso in un barile sulla terraferma?"
"Un tasso in un barile?" Ripeté Stephen, pensando ai tassi che aveva conosciuto. "No davvero."
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