Niente di che, mi aspettavo un qualcosa di gran lunga più illuminante.
All'inizio risulta brillante con l'idea di analizzare la "fenomenologia" del lettore comune attraverso la figura di una protagonista che è la meno comune in assoluto, ossia la Regina d'Inghilterra. E in fin dei conti non può non piacermi almeno un po' visto che parla di tutti noi che ci ritroviamo qui su GR, o su a'coso o su piazze analoghe, per il bisogno di condividere le letture, parlarne, mettere per iscritto le impressioni e le note che a volte pur prendendo il via da una lettura recente poi proseguono per altre tangenti; e tra tutti questi, ancora più in particolare penso al sottoinsieme di "noi che in casa veniamo guardati storto per tutto il tempo che passiamo con i libri".
E tuttavia alla lunga (se di "lunga" si può parlare, in cento paginette scarse...) la corposa farcitura di luoghi comuni e ovvietà a proposito del leggere e a proposito del lettore, risulta un po' pedante e ridondante. Forse vorrebbe essere una farcitura istruttiva ma in realtà non ha modo alcuno di esserlo perché un non-lettore difficilmente si ritroverà quest'oggetto tra le mani, e anche se fosse non capirebbe quanto c'è di vero nella storia di una persona che inizia a leggere quasi per caso e inspiegabilmente non riesce a smettere e per di più riflette sui cambiamenti di abitudine e di comportamento indotti dal fatto di leggere. A paragone, il classicone di Pennac "Come un romanzo" risulta molto più efficace, convincente, più rubizzo e meno didascalico.
Tutto questo per dire che intendevo appioppargli due stelline e mezza: ne aggiungo un po' perché il guizzo del finale è - nella sua semplicità - suggestivo e smagliante.
Nessun commento:
Posta un commento