martedì 8 gennaio 2019

Costa Sottovento - Patrick O'Brian

Gustoso e page-turner, sebbene sia meno sostanzioso del primo, un po' più artificioso e decisamente più terricolo (i due soci riusciranno ad imbarcarsi solo dopo pagina 200). Ma quando finalmente inizieranno le battaglie, si potrà dire che è valsa la pena dell'attesa.  
Gli incroci di amori e amicizie con le ragazze Williams mi sono in parte sembrati una forzatura (e in special modo il curioso innamoramento di Aubrey) ma in fin dei conti servono da detonatore, sono un pretesto per esporre un qualcosa che mancava nel primo libro: le incrinature nell'amicizia tra i due protagonisti, con vicendevoli gelosie e incomprensioni. Anche nella storia più specifica di Maturin, (con il fatto che questi si rivela essere un agente segreto informatore al servizio di Sua Maestà, in definitiva un pezzo grosso), oltre ad essere un genere di forzatura di cui il primo libro era del tutto scevro, O'Brian sembra inaugurare una moda tutt'oggi molto in voga: quando si fa il secondo libro di una serie (o il secondo film, o la seconda serie di una fiction) basta prendere un personaggio e appiccicargli addosso un qualche mistero o missione segreta, un nuovo aspetto del personaggio che fino a quel momento - guarda un po'! - il narratore si era dimenticato di sviscerare. Il rischio è quello di creare l'effetto di un paio di baffi posticci. Nel caso specifico di questo libro, comunque, l'effetto "posticcio" non raggiunge il parossismo, il narratore è abile e sa fermarsi prima.  
Rabbie, rancori, facce immusonite, piogge insistenti e assai più frequenti del sole, disdette di vario tipo sono gli ingredienti che spiegano il titolo e che caratterizzano l'opera. Se il primo movimento era un brillante preludio in tonalità maggiore, il secondo è certamente un adagio in tonalità minore. Per il terzo è dunque ragionevole aspettarsi un allegro con brio, (e di questo si individuano già evidenti indizi nel finale).    

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