Due sorprese. Sorpresa in negativo: sin dall'inizio sembra di leggere la sceneggiatura del film. Nel libro mi aspettavo di trovare un po' più di sostanza narrativa e anche una scrittura un po' più articolata di quella che si richiede a una semplice sceneggiatura. E invece devo accettare il fatto che ci sarà una trama non particolarmente sviluppata attorno all'idea centrale – che è comunque buona – e un qualche svarione tra punteggiatura e congiuntivi. Quest'ultimo appunto trova tuttavia una motivazione che si collega alla sorpresa in positivo.
Sorpresa in positivo: è narrato in prima persona. La voce narrante è proprio quella del ragazzino protagonista, o meglio è lui da adulto che ricorda le vicende dell'estate '78, e ricordando si ri-cala con franchezza nei panni di sé stesso novenne: e con mia grande sorpresa devo ammettere che il tutto si regge in piedi. Come ha giustamente osservato @Roberto, l'autore riesce a reggere per un libro intero il punto di vista del ragazzino attribuendogli ingenuità autentiche e senza alcun bisogno di farlo apparire "piacione" agli occhi dell'adulto lettore e senza alcun bisogno di fare apparire il suo mondo come un mondo fatato e visto attraverso occhiali colorati di rosa, ché tale l'infanzia non è, semmai è un'idea che se ne fanno certi adulti quando hanno dimenticato del tutto l'infanzia e l'hanno sostituita con quella cosa plasticosa che ci viene mostrata nelle pubblicità. La pulizia e la sincerità di questa narrazione stanno nel fatto che non vuole sorprendere ad ogni costo. Quoto anche @ferrigno perché ha centrato il punto: "personaggi reali, niente forzature, sarcasmo sotto controllo, qualunquismo sotto controllo".
Per quanto conoscessi già la storia sin dall'inizio, e di man in mano che andavo avanti nella lettura notavo i tantissimi punti di contatto con il film e le rarissime divergenze, l'intero racconto si è lasciato comunque leggere tenendo ben deste attenzione e curiosità, più il piacere di rivivere – sentendola letteralmente sulla pelle - una calda estate afosa.
Paragoni: tra questo e "come Dio comanda", ho certamente preferito questo, più spontaneo e meno cavilloso: la scrittura è sì da sceneggiatura, eppure a paragone dell'altro è più romanzo e meno "criminal minds". Mi ha anche ricordato con piacere i libri di Luca Gallo in tema di infanzia/giovinezza ("come l'insalata sotto la neve" e "prossima fermata trambusto").
A cavallo tra le due sorprese, mi ritrovo con il solito mea culpa: non avrei dovuto vedere il film per potermi gustare un po' di più il libro. Sarebbero un po' meno di quattro stelle, per la facciata arrotondo in eccesso.
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