Parte benino, con l'intento sempre lodevole e interessante di raccontare la miseria nella vita dei paesini arroccati sull'appennino meridionale a cavallo tra fine XIX sec e inizio XX sec.
Finisce altrettanto benino con un qualcosa che somiglia ad una redenzione o liberazione: la protagonista che finalmente riuscirà a liberarsi da quella inspiegabile durezza di carattere che da sempre la contraddistingue.
Ma in mezzo c'è un gran guazzabuglio: tempi e luoghi non ben definiti, carenze storiche più o meno gravi, pseudofemminismo che serve solo a banalizzare i personaggi, e un po' di realismo magico che invece sarebbe meglio lasciare ai sudamericani, ché sanno meglio come maneggiarlo. Tutto questo messo insieme, ne esce una sufficienza stiracchiata.
Con i personaggi femminili purtroppo siamo alle solite: la piantassero una buona volta gli autori (le autrici soprattutto!!!) di farcire le loro storie di personaggi banali e stereotipati. Perché la protagonista deve sempre sempre sempre essere la più bella, la più splendida, la più affascinante e ammaliante, la più caparbia, la più forte, la più volitiva, la più decisa, la più onesta, la più irreprensibile, la più tutto? Arrivavo già con una discreta irritazione, nei confronti di questo modo di impostare i personaggi, dopo la lettura di "Eva dorme" della Melandri, per cui nella prima metà del libro questa solita banalizzazione mi ha ulteriormente esasperata. Mi dico: guarda caso, ho cambiato autrice, ho cambiato ambientazione, ma eccomi di nuovo alle prese con neonati che non frignano neanche a palarli (e si capisce, perché la mammina wonderwoman deve andare a lavorare già il giorno dopo il parto, sennò come fa a dimostrare di essere caparbiamente indipendente da ogni uomo e dal resto del mondo? Vien da chiedersi cosa l'hanno fatta a fare la legge che prevede il congedo per maternità, chi saranno e dove saranno quelle pappemolli che l'hanno voluto e richiesto?); eccomi di nuovo alle prese con una protagonista che oltre alla sua eccentricità e caparbietà - e già questi dovrebbero essere elementi sufficienti per metterla nell'occhio del ciclone e nell'occhio del mirino di tutta la comunità - ha pure avuto una figlia conseguentemente ad uno stupro: l'autrice ci spiega che il paesino con mentalità arretrata ha da sempre ostracizzato personaggi di tal fatta, ma come per magia, questa volta l'usanza antica di millenni non viene perpetuata e in paese sono tutti uniti e gentili e solidali con lei, magia delle magie! Ed eccomi di nuovo alle prese con una certa Saveria (comprimaria) che dopo 3 (tre) figli in meno di tre anni è ritornata snella e agile e bellissima come prima del matrimonio (sennò come fa a far innamorare il Ridge di turno?)! E di nuovo il tutto si ripeterà con la nipotina: la più bella, la più brava, la più ammirata, eccetera...
Uff, mi sento delusa e un po' frustrata...il mostruomo della Ingalls, ma anche l'androide Tony di Asimov in "Consolazione garantita", e anche il protagonista de "La tregua" di Benedetti, e tanti altri, sono personaggi letterariamente molto più interessanti e credibili anche perché - e non credo sia un caso - hanno a che fare con donne normali e non con wonderwoman.
Con il procedere della storia mi sono persino meravigliata di vederle invecchiare normalmente, queste superfemmine, con rughe, acciacchi e malattie: non era per niente scontato. C'era un buon spunto di riflessione verso il finale, dove si suggerisce l'idea che la ragazzina abituata ad essere una specie di superstar in paese, allorquando dovrà trasferirsi nella grande città, diventerà solo una delle tante perdendo così la sua aura di celebrità. Era uno spunto un tantino diverso dal solito, per lo meno, ma non viene sviluppato perché dopo poche pagine sopraggiunge, per l'appunto, la fine del libro.
Avevo annotato tutta una serie di osservazioni circa l'indeterminatezza delle coordinate geografiche e temporali per dire che questa scelta ha sia lati positivi che lati negativi, ma la corposa farcitura di stereotipi mi ha veramente stancata e fa sbiadire, almeno ai miei occhi, ogni altro aspetto da analizzare. Anzi, peggio, per effetto del nervoso di cui sopra finiscono per saltarmi all'occhio in maniera ancor più evidente gli aspetti negativi: siamo nella montagna del profondo sud, tra la fine del XIX secolo e l'affermazione del fascismo, e non compare mai, né direttamente né indirettamente, un brigante, un accenno di 'ndrangheta, niente di niente. Alla faccia degli studi storici.
Altre piccole incoerenze: i contatti con paesani e parenti emigrati in America sono difficilissimi o relativamente facili a seconda del momento, a seconda dell'esigenza della trama. Informazioni che dovrebbero restare riservatissime in quanto scambiate tra due amiche fidate, non si sa bene come divengono di dominio pubblico e oggetto dei pettegolezzi.
Che i capitoli saltino avanti e indietro nel tempo ci sta, ne ho letti tanti di libri strutturati in questo modo, ma l'autore dovrebbe dare al lettore almeno un qualche piccolo indizio per capire quanto tempo è passato tra un capitolo e l'altro: qui finisce che si lascia intendere che ad essere stuprata sia stata una ragazza press'a poco ventenne o forse trentenne e invece dopo un po' si scopre che aveva quarantacinque anni già compiuti, un equivoco piuttosto fastidioso dal punto di vista della scorrevolezza della lettura. All'interno di uno stesso capitolo si è convinti di essere ad un certo punto della storia ma poi ci si accorge che il/la protagonista sta facendo riflessioni relative ad un'epoca precedente, che era già stata trattata nei capitoli precedenti.
Mentre nella prima metà del libro c'era per lo meno una certa attenzione ai dettagli di vita quotidiana dei protagonisti, nella seconda metà l'andamento prende ulteriore abbrivio e il tenore della narrazione tende a diventare sbrigativo.
L'idea di raccontare la famiglia attraverso tre generazioni di donne è sempre valida, a mio avviso non stanca mai, però richiede una cura che qui non le è stata prodigata. Per il giudizio di facciata non so se mettere due o tre stelle: le due sono più veritiere rispetto quello che è il mio personale gradimento, le tre sarebbero come formula di rispetto perché intuisco esserci del materiale autobiografico, relativo alla famiglia dell'autrice e non è da escludersi che alcuni dei fatti più o meno eccentrici possano corrispondere a verità; comunque sia la sensazione è quella della sufficienza stiracchiata, un due e mezzo.
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