Se ci si ferma ad una prima analisi fredda e razionale, questo racconto lungo (o romanzo breve) non è esente da imperfezioni: il finale è parzialmente telefonato, alcuni dettagli della trama sono un po' ingenui e qualche scambio di battute tra i protagonisti risulta un po' goffo.
Ma se si fa un solo passo in più, impossibile non percepire il minuzioso lavoro di cesellatura svolto dall'autrice, impossibile non percepire la profondità emotiva della storia, altro che sturm und drang. Personalmente l'ho trovato superiore a Cime tempestose cui l'ho visto paragonato in più di una recensione: più diretto eppure più elegante. E' come un merletto di Burano: si può dire "non è il mio genere", si può dire "non sta bene nel mio salotto", ma non si può non riconoscerne il valore.
A ben vedere non è nemmeno una storia romantica: è la storia di una sorta di maleficio o maledizione, è quasi parente del poema sinfonico Una notte sul monte calvo, perché celata sotto i panni di una donna malata e precocemente invecchiata si cela la cattiveria fatta persona, una vera e propria strega.
La grande quantità di neve, dal punto di vista razionale, ha una spiegazione assai semplice: l'azione principale si svolge in pieno inverno. Ma dal punto di vista emozionale sommergerà il lettore ben più del necessario, al punto da farlo sentire coinvolto e avvolto dal freddo siderale anche se la lettura avviene, come nel mio caso, sotto il sole particolarmente brillante e tiepido dei primi di ottobre.
Classico gioiellino scoperto per caso, a ben vedere fa il paio anche con Casa d'altri di Silvio D'Arzo. Quattro stelle convinte.
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