domenica 20 ottobre 2019

Sebastian - Cesare Picco

Le cose accadono quando non sai ancora di essere pronto. Ma sei già pronto, ed è per questo che accadono.

Sono entusiasta per quanto questo librino è ben scritto e soprattutto per quanto è ben costruito. 
Picco è veramente riuscito a scrivere un libro in cui ci sia la musica, non vaghe velleità, non elementi di arredamento ma sostanza vera e propria. E' difficilissimo raccontare una storia che sappia contenere ed esprimere le emozioni che derivano dall'ascolto e dalla comprensione della musica, beh, Picco qui c'è riuscito: ha messo Bach dentro questo librino. Ce l'ha messo così tanto e così bene che mi darò la briga di raccontare questa cosa anche se sembra essere un che di soprannaturale o una sciocchezza new age: dal giorno in cui il corriere mi ha consegnato questo volumetto ed io l'ho prontamente parcheggiato sulla penisola della cucina, in attesa che venisse il suo turno per la lettura, quindi diciamo pure dal giorno in cui Bach sta seduto sul banco del bar della mia cucina, beh, credetelo oppure no, ma mi sento suonare un po' meglio. Intendo, quando suono la chitarra: la Ramirez sembra cantare un po' più volentieri di quel che già fa di suo solito.

Il libro si legge agilmente e rapidamente, ma occorre prendersi il tempo anche per ascoltare e non solo per leggere: infatti ogni capitolo è intitolato con un brano che perfettamente si accorda con quel passaggio di lettura, secondo una ricerca di assonanze non necessariamente cronologiche ma principalmente di umori, colori, atmosfere. Non sono i brani più celebri di Bach, o i più difficili o i più belli, sono semplicemente i più adatti per quel passaggio del racconto. Non solo un romanzo ma anche un ipertesto.

Picco parte da un assunto assai semplice: pensando a tutti i grandi genii della Storia, come Bach ma anche come Leonardo, Newton, Goethe, Einstein o tanti altri, siamo soliti immaginare ritratti con sguardi accigliati, barbe bianche fluenti da professor Silente e tutto il contorno che ne consegue. Eppure anche questi uomini sono stati ragazzini, non sono certo nati già vecchi: e se uno deve immaginare di avere davanti Johann Sebastian Bach da ragazzino, o Leonardo Da Vinci ragazzino, è naturale essere combattuti tra due sentimenti, da un lato il desiderio di vedere in lui la normalità, la vivacità e magari anche la sconsideratezza consone all'età, e dall'altro il desiderio di vedere già i segni premonitori di quel che poi sarà in futuro. Ed è per questa via che il racconto si carica di un'elettricità che è quella del momento appena prima che tutto accada (dicesi anche: principio del Sabato del villaggio); ulteriore carica deriva dall'intrecciarsi con le linee temporali di altre fasi della vita dello stesso Bach raccontate per voce della seconda moglie; e infine contributo non da poco deriva dall'esperienza personale di Picco, il quale suonando in totale assenza di luce con la sua serie di concerti al buio, può a maggior ragione immedesimarsi nelle condizioni di un uomo che negli ultimi mesi di vita ha perso completamente la vista.
La questione essenziale - cosa abbia visto, cosa abbia vissuto e cosa abbia pensato Bach durante il suo viaggio a piedi da Ohrdruf a Lüneburg - ovviamente non è risolvibile in maniera scientifica e documentata, ma il solo girarci intorno e ricamarci intorno risulta se non proficuo per lo meno più corroborante di quanto si possa supporre.

Da un punto di vista strettamente letterario: la semplicità del linguaggio non va a discapito del piacere di lettura e del coinvolgimento del lettore; e la molteplicità dei punti di vista/voci narranti/linee temporali è ben congegnata e ben sostenuta. Se dovessi dare il giudizio considerando in primis il mio coinvolgimento emotivo darei senz'altro 5/5; altrettanto dicasi se si vuole considerare che si tratta di un esordio letterario. Resta sempre il fatto che lo scaffale delle 5/5 è quello di Tolstoj, Dostoevskij, Dumas, Omero and so on: credo che a Picco non interessi nemmeno essere messo su quel piedistallo, credo che preferisca rimanere su un versante più easy. Quattro e mezza con tanta soddisfazione, consigliatissimo a per ogni tipo di pubblico.

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