venerdì 15 novembre 2019

Il trono d'autunno - Elizabeth Chadwick

Era logico immaginare che nel terzo volume il succedersi degli eventi subisse un'accelerazione: perché così vuole l'impostazione di una trilogia, e perché cosi vuole anche la Storia vera e propria di cui si conosce già in anticipo l'esito. Quindi me lo sono letto nel giro di breve, e amen, nel complesso è stato un discreto intrattenimento. Anche un po' di più, a metà tra il buono e il discreto.

Bisogna ammettere che la scrittura - così pure come la traduzione - appare un po' più sciatta rispetto i primi due volumi. Non potrei consigliare di leggere solo i primi due perché si resterebbe con una storia monca, ma non potrei neanche consigliare questo come buona lettura, per dovere di decenza rispetto le buone letture devo lasciare un gradino di distanza.
Da un punto di vista narrativo un po' più ampio, guardando più alla costruzione della storia che alla scrittura, riconosco all'autrice le capacità non soltanto di sostenere il ritmo fino all'ultimo, ma di saper mettere la giusta dose di empatia - né troppa, né troppo poca - per far digerire al lettore la vecchiaia della protagonista e soprattutto la numerosa, pressoché infinita sfilza di lutti che la Regina si trova a dover affrontare: per quanto la scena sia sempre la stessa a ripetersi (il messaggero che arriva trafelato e sporco, si inchina, riferisce chi è morto 'stavolta) non arriva ad annoiare veramente perché è palpabile l'emozione della protagonista così come l'emozione dell'autrice.
Il vero valore aggiunto di questo libro è essenzialmente nel fatto di chiudere il cerchio, assume valore in quanto facente parte di un unico lavoro che comprende anche gli altri due; sulla base di tale ragionamento assegno tre stelle anche a questo libro, in modo da lasciare il voto rotondo alla intera trilogia. 

PS - altro valore aggiunto è stato apprendere che la canzone (rotrouenge sarebbe il termine esatto) intitolata "Ja Nus Hons Pris" è stata effettivamente scritta da Riccardo Lionhearted durante la prigionia, sia il testo che la melodia, ed è una delle canzoni più antiche giunte fino a noi. Se si pensa a tutte quelle canzonette insulse che sbiadiscono nel tempo di un'estate... a paragone, pensare da dove ci giunge questa fa venire le vertigini.

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