Racconto di un lutto male elaborato e mal digerito in una storia non dico proprio mal scritta ma comunque scritta in maniera maldestra e imprecisa. Per la maggior parte del tempo della lettura mi sono annoiata.
Racconto autobiografico che tenta di emulare - tanto nella forma quanto nel contenuto - il più celebre libro di T.H. White, L'Astore. Si tratta di un vero e proprio remake, e come spessissimo accade nel cinema, anche in questo caso il tentativo di emulazione risulta quanto di più impacciato si potesse immaginare. Se qualcuno fosse incuriosito da questo titolo, tanto vale che vada a leggersi direttamente il libro di White - io per mia fortuna l'avevo già fatto prima e l'avevo ottimamente apprezzato grazie alle utili segnalazioni di amici e vicini a'cosiani, e anche senza gli approfondimenti della Macdonald.
Rispetto l'originale non si introduce nessuna novità, nessuna freschezza. L'autrice tenta di affiancare l'animo difficile e tormentato di White con lo stato confusionale provocato dalla morte del di lei padre: con tutto il rispetto per il dolore derivante da tale tipo di perdita, ma siamo su due piani completamente diversi. La scelta, da parte di un'addestratrice già esperta di falconeria, di passare dai falchi pellegrini ad un più difficile ed ammaliante astore, viene presentata come elemento dirimente di tutto il racconto, come un evento clou: è possibile che lei lo abbia effettivamente vissuto come tale, ma se si fosse messa due secondi nei panni del lettore si sarebbe resa conto che non potrà mai venire percepito come tale. Un po' come sei io raccontassi la mia vita e volessi simboleggiare il momento apicale con la scelta di cambiare marca di corde della chitarra, vorrei vedere chi riesce a percepire questa cosa come un climax; o come quando cambi marca di lettiera al gatto: per lui è una tragedia, ma sfido chiunque altro intorno ad accorgersi del cambiamento.
Dal punto di vista della scrittura andiamo anche peggio: le metafore e i tentativi di costruire immagini poetiche non sempre sono calzanti, a volte sono calzanti ma un po' pesanti, più spesso pesanti e artefatti e basta. Questo afflato poetico fa letteralmente a cazzotti con gli incisi e gli ammiccamenti rivolti in prima persona al lettore (questi ultimi, ancora una volta, sospetto siano un pallido tentativo di emulare l'ironia con cui White condisce il proprio diario). Tra i due scazzottanti neanche il terzo gode, perché molti dettagli riguardanti gli episodi autobiografici vengono banalmente tralasciati, dimenticati senza spiegazione né approfondimento alcuno.
Il vero guaio è che l'autrice non si limita ad emulare o fare il remake di White, ma se lo tiene proprio accanto mentre scrive la propria storia, lo cita passo-passo, ne fa la parafrasi, ne fa approfondimenti, arrivando così a zavorrarsi da sola ogni volta che il racconto stava prendendo un minimo di abbrivio.
E sebbene abbia il timore di infierire più del dovuto, non riesco a trattenermi dal fare un'ulteriore osservazione: questa lettura, per i miei gusti, ha un'aria un po' troppo new age, c'è troppa attenzione ai sogni, ai significati nascosti delle cose, ai fenomeni psicofisici che finiscono per diventare metafisici. Salvo poi smentirsi quando arriva ad ammettere "...che là fuori esiste un mondo pieno di cose, di rocce e alberi e sassi, di erba e di tutte le creature che strisciano, corrono e volano. Cose in sé compiute, ma a cui diamo senso attribuendo loro significati che corroborino la nostra visione del mondo."
E salvo poi, poche pagine dopo, smentire la smentita: "Il mondo è pieno di segnali e di meraviglie che vanno e vengono, e con un pizzico di fortuna noi siamo vivi e li vediamo."
Tento di trovare un qualche lato positivo: nell'esporre la propria autobiografia, l'autrice sa fare autoironia e autocritica, laddove richiesto, in maniera molto schietta e semplice (specialmente verso la sé stessa adolescente e preadolescente) ma a ben vedere anche questo era già un po' presente nel diario di White il quale non si fa problemi a lanciare epiteti in alternanza in direzione del pennuto o anche e soprattutto di sé stesso. Riconosco inoltre un buono spirito di osservazione etologico, sa calarsi bene nei panni dell'animale.
Ma in ogni caso non basta per farne una lettura entusiasmante e/o avvincente.
Nessun commento:
Posta un commento