C'è una libreria magica dove l'acquisto dei libri completamente a naso - autore sconosciuto, titolo sconosciuto e solo vagamente invitante, dimensioni del volume e grafica della copertina che non si discostano dalla media: una scelta puramente casuale o, se si preferisce, di fiuto - dicevo, c'è una libreria dove questo genere di acquisto, con il libro che ti casca in mano di sua propria iniziativa, funziona sempre. Ma non rivelerò mai di quale libreria si tratta perché è il posto meno romantico di tutta la pianura padana, se anche lo dicessi nessuno ci crederebbe.
Comunque ha funzionato anche questa volta. Titolo invitante e gran bella foto in copertina. Solo una volta arrivata a casa con i miei acquisti ho scoperto trattarsi di una foto di Luigi Ghirri. Ah, ecco, volevo ben dire. Il titolo si spiega già nella citazione in epigrafe, tratta dal Trittico di Praga di Urzidil: "Ma la più difficile è la solitudine. Col tempo si vede che la solitudine è ciò che rimane, mentre tutto il resto è provvisorio."
Sgomberiamo subito il campo da ogni dubbio, questo è un romanzo d'amore, l'evento principale è l'innamoramento del protagonista: poi, com'è ovvio, ci si può ricamare intorno con tanti temi di diversa estrazione. Altrettanto chiaramente bisogna affermare che non è un romanzo melenso né pacchiano, anzi: brillante, ben costruito, quasi quasi raffinato. Su di un ipotetico scaffale tematico va ad affiancarsi amabilmente a La tregua di Benedetti e a La suora giovane di Arpino. Sarà banale, ma quando viene ben esposto il concetto, è sempre emozionante leggere di quando qualcuno scopre che "...non sapevo che in un uomo esistesse tutto questo, che si è di sedici come di quarant'anni, sempre (in questo caso cito Arpino).
Rispetto gli altri due, Barbujani ha soltanto qualche nota di cinismo e sarcasmo in più, i quali come condimento non sono niente male: questo genere di "spezie" che condisce la narrazione mi ha fatto ripensare anche a Meccanica celeste di Maggiani - in comune con Maggiani ha anche l'intento di voler tratteggiare i contorni di un territorio - e finanche Tristano muore di Tabucchi. Anche Barbujani, come Tabucchi (e come tanti altri) mette in scena un monologo/confessione: una tecnica forse un po' abusata ma se ben impostata (come in questo caso) è sempre piacevole. Il tono di narrazione discorsivo, robusto, scanzonato e vagamente beffardo si fa perdonare anche qualche lieve debolezza nella trama. Che poi, a ben vedere, è una di quelle trame solo all'apparenza inconsistenti e banali.
Pur non essendoci grandi scossoni o sorprese, non rivelerò nulla della trama se non che siamo ai giorni nostri, in Veneto. Così dice il protagonista e voce narrante, inizialmente riferendosi ai propri amici e conoscenti: "Si lamentavano e io stavo ad ascoltarli perché ascoltare gli altri in difficoltà non mi annoiava. Anzi, più li ascoltavo e più mi dicevo, guarda, sei stato proprio bravo, guarda che pace che hai intorno. [...] Si sono illusi, si sono presi in giro da soli, hanno fatto il passo più lungo della gamba, o hanno buttato via i quattrini dietro a qualche vizio, a qualche sottana, a qualche puttana. Io ho evitato questi errori per anni, finché li ho commessi tutti insieme nel giro di un mese.
Lettura consigliata perché sia piacevole che intelligente. Quattro stelle belle tonde-tonde, forse anche qualcosina in più.
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