mercoledì 8 luglio 2020

Avviso ai naviganti - Annie Proulx

Approssimazione, approssimazione, approssimazione. 

Prendente Holt (Colorado) con la sua main street, con le sue casette, con i suoi abitanti giovani e vecchi, ognuno con le sue paturnie, qualcuno con i suoi figli e qualcuno con i suoi misteri che si trascina dal passato - prendetela e trasportatela armi e bagagli nella costa nord del Newfoundland, e apportate le modifiche strettamente necessarie per via delle variazioni climatiche/geografiche. Aggiungete le approssimazioni che Haruf si era per lo meno risparmiato. Ecco fatto il romanzo della Proulx.  

Approssimazione nel lavoro editoriale e di traduzione: a parte la valanga di refusi classici (lettera doppia, lettera mancante, ecc.); non si può ficcare la nota bio-bibliografica tra la dedica, l'epigrafe e il primo capitolo; e soprattutto non si possono leggere strafalcioni del genere "Se si trasferisce una pendola da una zona equatoriale a un paese del nord, le lancette dell'orologio si muoverà più in fretta". Quanto alla traduzione, ci sono parecchie frasi messe di sghimbescio che lasciano intuire una gestione maldestra; ma la pasticciata peggiore si ha allorquando la zia racconta del proprio passato, lasciando intendere a nipote e nipotine che il "suo" Warren fosse un marito mentre in realtà si trattava di Irene Warren, dunque la zia vuole omettere la propria omosessualità. Piccolo particolare: in inglese questa omissione è praticabile in quanto i verbi non vengono declinati al maschile o al femminile, ma nella traduzione in italiano tutti i verbi riferiti al "povero Warren" sono declinati al femminile, così si assiste alla grottesca scena della zia che racconta delle mezze frottole, le quali frottole sono palesemente smascherate dai verbi tutti declinati al femminile, con le due nipotine (ovviamente sveglissime e attentissime e simpaticissime) che non chiedono nemmeno una spiegazione di questa stranezza nel discorso della zia, che non si scandalizzano, nessunissima reazione. Come si poteva ovviare a questo pasticcio? Non saprei, io non sono traduttrice di mestiere, ma certo glissare in maniera così grossolana non è stata la soluzione più felice. 

Approssimazione nella costruzione di quel poco di trama che c'è: com'è possibile che persone che vivono alla giornata, quasi in bolletta, tuttavia stipulino una polizza su tutto, sulla casa, sulla vita, e abbiano sempre pagato regolarmente tutte le rate di modo che per ben due volte nel corso del romanzo sarà la riscossione del premio di assicurazione a salvare le chiappe a tutta la allegra famigliola? Ma non è tutto. La goffaggine peggiore si raggiunge nella scena in cui un tizio uscito per pescare resta in panne perché il motore della barca ha fatto cilecca. Ok. Il gatto di bordo gli ha pisciato su una nassa (ma come l'ha visto se è al buio, senza motore, senza luci e senza niente!?!) e perciò lui vuol lanciare la nassa in acqua per sciacquarla (sta andando alla deriva ma è quello il suo maggior pensiero, non si può aspettare di tornare a casa!?!) ma una cima dell'ancorotto della nassa gli si è attorcigliata attorno alla caviglia (manco fosse un serpente !?!) e quindi in pratica lui si è lanciato in acqua da solo; una volta caduto in acqua ha fatto per estrarre il coltello che tiene in tasca per tagliare la cima, ma il coltello si è slegato dalla cordicella che lo assicura alla cintura (ma non doveva essere marinaio e pescatore provetto?!?!) e infine udite udite, il coltello gli è picchiato in testa facendogli perdere i sensi. Bum. Era più credibile farlo scivolare su una buccia di banana, e al limite venire a raccontarci che la banana se la era mangiata il gatto per combattere il mal di mare. 

Approssimazione nella scrittura in sé. Io non posso avere tra le mani un Premio Pulitzer e National Book Award e ritrovarmi a leggere quanto segue: "Per le scale gli venne in mente un'immagine. L'amore era forse una busta di caramelle assortite a cui si poteva attingere più di una volta? Alcune pizzicavano sulla lingua, altre evocavano profumi notturni. Alcune avevano un ripieno amaro come la bile, altre erano ricoperte di miele e veleno. Altre ancora venivano mandate giù in fretta. Ma mescolate tra banali mentine e caramelle alla frutta, se ne potevano trovare di squisite .Alcune avevano un cuore di spine mortali, ma altre donavano calma, e un piacere gentile. Le sue dita si stavano forse chiudendo intorno a una di queste?". Questa menata della vita che è come una scatola di cioccolatini, l'amore che è come una busta di caramelle, io la posso anche accettare se sto leggendo un libro di Fabio Volo o di Luca Bianchini, ma se sto leggendo un Pulitzer proprio no. Nessuna puzza sotto il naso, io in libreria ho ben due libri di Volo, di cui uno l'ho pure letto, e sapevo che non dovevo aspettarmi grandi cose da lui, ma pur nella sua splendida ingenuità non mi ha dato il senso di approssimazione che ho trovato qui. 

Ci sono un'infinità di spunti, temi che vengono introdotti e poi abbandonati senza essere minimamente approfonditi. Compare di striscio una rivolta per la rivendicazione dei diritti civili e lotta contro il razzismo, ma viene abbandonata immediatamente. C'è un tentativo di affrontare i temi economia/ecologia, i diritti dei pescatori, il mercato del lavoro di queste terre che tenta di convertirsi dalla pesca al petrolio e poi dal petrolio a qualcos'altro che sia un ritorno più verso la natura, ma il tutto rimane molto abbozzato e sfuocato; la questione petrolio si limita ad un personaggio che è sostenitore incallito dell'economia basata sull'estrazione di petrolio e appende in ufficio un quadro con l'immagine di una petroliera, poi questo tizio deciderà di lasciare Terranova per andarsene sul continente e così in ufficio tolgono il quadro; la questione "pesca" si limita più o meno ad illustrare come si eviscera un merluzzo e qualche considerazione sulle dimensioni dei merluzzi di una volta a paragone dei merluzzi di oggi. 
Lo stesso dicasi del tema nostalgia, dolore della patria, amore/odio verso la terra madre o la terra degli antenati. Abbiamo il protagonista che ritorna nella terra dei suoi antenati pur non avendola mai conosciuta e vi trova l'opportunità di ricostruirsi una vita, c'è chi vorrebbe andarsene ma non se ne va, c'è chi vorrebbe andarsene e infatti se ne va; sul giornale locale leggiamo le testimonianze di chi se n'è andato e vorrebbe tornare, ma alla fine il nodo non si stringe, una morale non c'è. Sul tema del cambiare vita, cambiare tutto, ci poteva esser tanto altro da dire. Qui ci sono solo una miriade di personaggi, troppi personaggi introdotti troppo frettolosamente, ai quali non si fa in tempo ad affezionarsi e nemmeno ad interessarsi. 

Il progressivo disvelamento dei misteri relativi al passato di protagonisti e altri comprimari, può sembrare "ben dosato" ma in realtà è solo sbocconcellato, protratto alla lunga, ed è questo che causa la prolissità che già altri hanno giustamente notato. Ad allungare la minestrina, come sempre, concorrono innumerevoli piccoli cammei e brevi episodi tutti slegati tra loro e tutti slegati dalla trama, se la trama ci fosse, ma come dicevo sopra una vera trama non c'è, l'unica trama qui è la presenza di comunità, che si chiami Holt o Killick-Claw, poco cambia. 


E' un vero peccato perché l'ambientazione e l'atmosfera avevano del potenziale, inizialmente me le stavo gustando; incentrare la storia attorno alla casa di famiglia come se fosse una protagonista anche lei, anche questa è un'idea molto apprezzabile; la scena in cui la casa viene distrutta dalla tempesta è ben scritta, ma... gli aspetti positivi della lettura sono troppo pochi per poterne dare un giudizio positivo. Due stelle di generosità.



Nessun commento:

Posta un commento