martedì 14 luglio 2020

Il migliore - Bernard Malamud

Non sarà uno di quei romanzi che ti cambiano la vita (è una lettura troppo agile per far parte della categoria) ma è una bella storia di ripartenza - per lo meno tentativo di ripartenza - avvincente e alternativa rispetto il plot medio. Purtroppo il film l'ha riportata nei ranghi dello stereotipo.

Il protagonista è una ottima creazione: dal punto di vista sportivo è un superman, ma questo super-potere viene stemperato dagli altri suoi tratti: un po' orso, un po' bifolco, non stupido, sempre sul chi vive per la consapevolezza della propria ignoranza, e infine caratterizzato da una debolezza del tutto terrena che sarà poi la cifra della sua vicenda. Il risultato di questo mix è che le sue risposte, nei dialoghi, sono sempre taglienti: taglienti perché precise e concise, e taglienti anche perché sottendono un certo humour. 
Il carattere della voce narrante, pur essendo esterna e onnisciente, va a braccetto con il carattere del protagonista: ha un'ironia asciutta e contenuta, dai toni sempre pacati. 

Personaggi femminili tratteggiati forse con un po' troppa leggerezza che in pratica diventa superficialità, però le storie d'amore sono impostate bene, come in un gioco a rimpiattino e senza nessuna melensaggine. 

Il racconto sviluppa piuttosto bene il tema della superstizione, del malocchio, della jella cronica o passeggera, e questo tema giunge infine a porsi come elemento di un certo rilievo all'interno dell'altro grande tema, quello del raggiungimento dei propri obiettivi di vita. La trama sembra suggerire che chi è segnato, dal destino o dalla iattura o dir si voglia, nella vita è destinato a fare perennemente fiasco. 
Ma non è tutto qui il discorso: sembra anche voler ribadire il detto che "chi troppo vuole nulla stringe", un appetito insaziabile porterà alla disfatta mentre la frugalità alla lunga porterà più lontano. Non mi è ben chiaro in che modo questa morale possa andare ad innestarsi nella mentalità tipica americana del volercela fare ad ogni costo, del "nessun sogno è irrealizzabile se lotti con tutte le tue forze"; dove starà la linea di confine tra la sana ambizione e l'appetito malsano e insaziabile. Probabilmente le due mentalità non si intersecano da nessuna parte, è semplicemente Malamud che la pensa diversamente dalla stragrande maggioranza dei suoi connazionali, probabilmente influenzato dalla sua esperienza personale: figlio di immigrati e che durante la gioventù ha vissuto sulla propria pelle la Grande Depressione. 

Ultima nota riguardo gli aspetti editoriali: la traduzione sembra suonare bene, nessunissimo refuso. Continuo a non condividere la scelta di piazzare le note bio-bibliografiche tra l'epigrafe e l'inizio vero e proprio del romanzo. 

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