Al di là della copertina e del titolo decisamente intriganti, non avevo idea di cosa aspettarmi. E forse non lo saprò mai, visto che ho deciso di abbandonarlo al termine della prima parte (15% circa).
E' da metà Agosto che il volume staziona sullo scrittoio e se per ogni volta che ripenso alla parte che ho letto non mi viene nessunissima curiosità di sapere come procederà la storia, che cosa succederà ai protagonisti che ho appena appena conosciuto, ma anzi mi viene da fare un moto di sufficienza con le spalle, beh, tutto questo qualcosa vorrà pur dire.
Parte lento con un passo oniricamente dispersivo (dispersivamente onirico), si dilunga in tanti piccoli dettagli nel tentativo di ricreare un mondo a sé stante e completo come fa Tolkien ma per raggiungere i livelli di Tolkien ci vuole ben altro che una mappa antichizzata e centomila regolette nella vita dei vari gruppi etnici e trucchetti magici di ogni sorta.
Duro, sfacciato e forse anche un tantino splatter, bisognava arrivarci in fondo per sapere se si tratta oppure no di una volgarità gratuita, in qualche passo le oscenità sono soppesate e quasi raffinate (mi si passi l'ossimoro di oscenità raffinata), sotto questo aspetto ci ho trovato somiglianza con Mo Yan (di cui ho letto Le canzoni dell'aglio che non mi era piaciuto più di tanto): molti odori, molto sangue, molti altri umori corporei, tanti tipi di tortura e violenza, tutte cose che possono arrivare ad urtare il lettore più sensibile ma non è questo il mio caso, quel che più mi ha urtato è stata una vaga sensazione di insulsaggine.
La somiglianza con Martin (Trono di spade) è tanta ma con Tolkien non parliamone neppure, siamo su due pianeti diversi; l'autore qui ha tanta fantasia ma per i miei gusti fin troppa: farcire così tanto il racconto con mille dettagli fantasiosi (proprio nel senso di fantasy) finisce per frastornare il lettore: va bene che a qualcuno piace sentirsi come in grande caleidoscopio, ma ci sono anche i lettori come la sottoscritta che tendono a mandare a memoria tutti i dettagli, e nel mio caso con questo sovradosaggio di dettagli fantasy si finisce per andare inutilmente in sovraccarico. Dico inutilmente perché varrebbe la pena concentrarsi di più su quei dettagli che contano, magari svilupparli e studiarli in maniera più approfondita, e lasciar perdere gli altri che servono solo da farcitura o tutt'al più per stupire con effetti speciali.
A proposito di effetti speciali, e a proposito di ambientazione esotico-africana come alternativa al fantasy più classico, mi è parso sin dalle prime righe che il racconto strizzasse l'occhiolino alla HBO. Sembrava proprio di sentire il sottofondo la vocina dell'autore che diceva "a'nvedi che figata? Proprio adesso che è finito "il trono di spade" e bisogna pensare a mettere in cantiere qualcos'altro... su su, che aspettate?".
A supporto di questa tesi, da me scritta nei miei appunti in tempi non sospetti verso il 13 di Agosto, mi capita per caso, dopo qualche mese, di vedere nei telegiornali qualche fotogramma di Black Panther: non avevo mai sentito parlare né mai visto nulla di questo fumetto/film/eroe, mai niente di niente finché non è morto l'attore protagonista e allora tutti i notiziari si sono sentiti in dovere di spiegare al mondo le tonnellate di filosofia e ideologia che stanno dietro questo Black Panther. Ed in effetti solo guardando quei pochi fotogrammi ho avuto la netta impressione di vedere scene tratte da questo libro di Marlon James, e insomma mi è parso di capire ancor più chiaramente che tipo di intenti, che tipo di operazione ci fosse dietro la scrittura di questo libro.
C'è tutto un mondo di libri belli in cui perdersi e/o ritrovarsi, quelli che fanno venire l'orticaria è meglio lasciarli perdere a pagina 92.
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