martedì 23 marzo 2021

Stirpe selvaggia - Eraldo Baldini

Ottima soddisfazione: in questa lettura ho trovato esattamente quello che mi aspettavo, specialmente dalle atmosfere e dalle ambientazioni. Leggendo tra le righe si può percepire un po' di Guareschi e anche un po' di Malerba, ma solo sotto forma di felice ispirazione, nessuna volgare scopiazzata. 

Baldini apparecchia un dosaggio perfetto - almeno secondo i miei gusti - di realtà, Storia, fiaba, un po' di gotico ma non troppo, un po' di realismo magico ma non troppo neanche di quello, natura e paesaggi di montagna ben curati ma non pacchiani. Seguendo la storia dei protagonisti, in contemporanea si segue la Storia d'Italia attraverso tre quarti del novecento, cosa che avviene in tantissimi altri romanzi, ma quel che non è sempre scontato è di trovarla - la Storia - ben scandita, non pedante né scolastico-didascalica.

I brevi capitoli vanno a formare un romanzo compiuto ma molti di essi potrebbero anche essere presi come singoli racconti, visto che non vi si narra solo la storia dei protagonisti ma anche le micro-storie dei comprimari. Una costruzione coesa e coerente sostenuta da autentico gusto del narrare, come nelle veglie d'inverno che si usavano un tempo nelle fattorie: ed in effetti anche i temi, gli oggetti dei racconti, riscoprono e rinnovano il gusto di quell'antico narrare, lo rendono contemporaneo senza snaturarlo e senza forzature. 

Personaggi forse un poco stereotipati, specialmente i non-protagonisti: come già osservato da altri c'è un po' di appiattimento sulla distinzione bene/male; ma il tutto nell'insieme non arriva ad essere fastidioso perché ha comunque le sue motivazioni: laddove un autore sceglie di inserire del fiabesco, il suo lavoro è legato a doppio filo allo stereotipo in quanto la fiaba essenzialmente di esso di nutre e si compone. Il protagonista Amerigo, comunque, pur essendo anche lui un personaggio un po' da fiaba, non ha nulla di banale e stereotipato: ha forza, ha intelligenza, ma ha anche difetti e tentennamenti e ripensamenti. 

Lettura perfetta per questi tempi incerti: senza troppe pretese, ma come intrattenimento va sicuramente a far parte dell'intrattenimento intelligente e costruttivo. 

NB - Premesso che mancano molti dettagli di veridicità storica, in primis nella parlata dei protagonisti che non solo non ha nessuna inflessione o influenza dialettale ma pare decisamente troppo forbita per essere una parlata di paesani montanari agli inizi del '900 (i quali nella realtà, ancora oggi masticano molto male l'italiano corretto, figuriamoci cent'anni fa), e ancor peggio trattandosi di ragazzini uno dei quali abbandona prestissimo la scuola; dicevo, premesso che trattandosi di un impianto abbastanza fiabesco su certi dettagli bisognerebbe sorvolare, resterò con un significativo dubbio riguardo questo dettaglio di veridicità storica: quando parlano di distanze, i protagonisti qui ragionano sempre in miglia, mai in chilometri. Agli inizi del novecento, il sistema decimale era già entrato in uso da un bel po', ma è pur vero che in montagna e negli ambienti contadini le novità tardano parecchio ad arrivare ed a venire applicate... poi però ripenso al diario-cronaca del vice-prevosto Franchi, che ho letto a gennaio di quest'anno, documento storico e scientifico che di fiabesco non ha assolutamente nulla, e già lì mi ero meravigliata nel constatare come nel XVI sec. l'ora italica fosse già ampiamente usata per misurare il tempo e le ore liturgiche quasi del tutto accantonate, anche in questo caso in una piccola comunità di montagna che non si trovava certo al vertice dei grandi cambiamenti culturali e intellettuali e scientifici del suo tempo. E dunque, un boscaiolo di inizio novecento, nel misurare le distanze approssimative da un luogo all'altro, parlava di miglia o di chilometri? Resterò con il dubbio.  

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