mercoledì 17 marzo 2021

Una storia comune - Ivan Gončarov

Squisitamente a metà strada tra i Fatti d'altri tempi di Saltykov-Ščedrin e L'educazione sentimentale di Flaubert. Tratta temi classicissimi - finanche banali: l'adolescenza, l'amore, dare un indirizzo alla propria vita, vita contemplativa vs vita iperattiva - lo fa in modo ironico e a tratti arriva a suonare persino derisorio, ma quanta attualità sotto i dialoghi botta e risposta, in primis quelli tra zio e nipote. 

Altrettanto tipico è anche l'assunto su cui si basa la trama: il giovane ventenne, sognatore e che vede il mondo come steso ai suoi piedi, lascia la bucolica provincia per avventurarsi in quella macchina infernale che è la grande città, nei cui ingranaggi è per forza di cose destinato a farsi stritolare. E con premesse che partono da tale dicotomia città/campagna, non sono secondarie nemmeno le riflessioni storiche e sociologiche sulla rivoluzione industriale.

Tipicamente ottocentesco è lo svolgimento: niente scene mozzafiato, nessun brusco cambio di passo, una pura e semplice cronologia dei fatti. 

La scrittura agile, svelta e precisa (con la complicità, devo supporre, di un buon lavoro di traduzione) confeziona un piccolo gioiellino e precorre temi, situazioni e personaggi che - mi pare di capire - si ritroveranno in Oblomov, il quale a sua volta finisce rapidamente in wishlist. 

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