Avanti tutta: ancora un russo contemporaneo, ancora una lettura da 4 stelle e mezza, e sempre col dubbio se non sarebbe il caso di arrivare a cinque.
Tanto il singolo titolo quanto l'autore mi erano perfettamente ignoti fino a venti giorni fa, fino al momento in cui l'algoritmo di GR mi ha ficcato sotto il naso una bella copertina in cui una "L", stilizzata e ricamata alla maniera delle miniature medioevali, va a formare il muso di un lupo. Acquistato immediatamente, e grazie alla copertina dell'edizione italiana ho imparato a conoscere anche Tyukanov. E questo è solo l'inizio della storia, e non avevo nemmeno iniziato a leggerlo. Questo libro è tutto così, un oscillare vertiginoso tra estremi che finiscono incomprensibilmente per includersi l'uno nell'altro: è una perla ma è anche una miniera; è una fiaba ma è anche un testo rigorosamente storico; è antico ma anche moderno; è ligio alla religione ma è anche strafottente nei confronti del fanatismo religioso.
E dire che all'inizio della lettura, per un momento mi era parso alquanto pacchiano, e di certo non ci trovavo nulla per cui gridare al capolavoro o alla scoperta dell'autentica perla. Nel primo capitolo alcuni passaggi mi sapevano vagamente di maschilismo veterotestamentario, un saporaccio davvero cattivo. Però mi sono portata avanti di buon grado perché nella scrittura si percepiva chiaramente la mano dello storico: mi pareva di ritrovare un po' del Vassalli di Marco e Mattio, e mi pareva di ritrovare molto anche di Eco, sebbene si andasse in direzioni diversissime sia da Baudolino che da Il nome della rosa. Questa curiosità storica (o forse curiosità "per lo storico") è stata il motore che mi ha sostenuta nel momento di minor convincimento, ed è stato un bene, perché infine ho potuto scoprire un lavoro che quanto a erudizione non ha nulla da invidiare a Eco, e per soprammercato riesce a centrare la perfetta metà via tra i due sopracitati Baudolino e Il Nome della Rosa.
Tema principale del romanzo è la circolarità e la relatività del tempo: tempo inteso sia come tempo di una vita, ma anche come tempo storico fatto di secoli. Ed è un tema che offre infiniti risvolti: storici, religiosi, filosofici, filologici, scientifici e chissà quanti altri ancora. Tutti perfettamente riassunti, condensati ed esposti con facilità.
Le eventuali e temporanee perplessità possono nascere dal fatto che il libro non è per niente semplice da catalogare e riassumere, anzi è quasi impossibile, è un vero oggetto-non-identificato. Questo grazie al fatto che non è banale - e scusate se è poco. Riesce a non essere banale pur usando schemi fiabeschi, pur avendo un'ambientazione enormemente abusata quale è quella medioevale, pur sfruttando il tema del viaggio (altro elemento usato e strausato) e pur avendo per protagonista uno che non è solo un santone ma un autentico Santo. E non entro nemmeno nei dettagli della trama perché finirebbe per sembrare ancor più una banalità. Qualunque sia il pregiudizio o la premonizione o l'impressione che uno si è formato alle prime pagine, la vedrà scardinarsi rapidamente di mano in mano che si avvicina al finale, e questo è certamente uno dei migliori obiettivi raggiungibili per un ottimo romanzo.
Come per la Stepnova una decina di giorni fa, anche oggi per Vodolazkin mi meraviglio e rammarico che sia così poco diffuso. Questo è un gioiellino meritevole di ben maggiore popolarità.
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