martedì 11 maggio 2021

Doppia Missione - Patrick O'Brian

Leggero, ma in senso buono: forse non sarà un punto cardinale o una pietra miliare della serie, ma è gustosissimo come sempre. 

Azioni nel Golfo del Benin ma anche lungo le coste d'Irlanda; i protagonisti alle prese con fasi di gelosie e/o incomprensioni all'interno dei rispettivi nuclei familiari; si sfiorano inoltre i temi della tratta di schiavi neri dall'Africa verso l'America e dell'omofobia specie all'interno della Royal Navy: temi suggeriti senza grandi pretese di analisi e senza intenzione di pontificare, qualcuno potrebbe pensare che sono tematiche importanti e che andavano sviscerate più a fondo, ma invece io ammiro grandemente la coerenza e l'eleganza di O'Brian che per scrivere un buon episodio della serie non ha bisogno di scene eclatanti, colpi di scena, effetti speciali, e soprattutto se tratta o suggerisce un tema non ha bisogno di svilupparlo direttamente in capo ai protagonisti principali e cucirglielo addosso come se fosse un vestito, si accontenta di far sì che gli eventi accadano a terze persone, conoscenti e non-protagonisti, e pertanto realisticamente i temi e/o i problemi in qualche caso arrivano solo a lambire i protagonisti e non sempre e necessariamente a scaricarsi su di loro come personalissime nuvolette fantozziane. Ecco, io personalmente apprezzo più questo genere di costruzione che non quello in cui i protagonisti sono sempre e per forza scaraventati in prima linea su ogni fronte. 

In verità, mi sono a tal punto affezionata a questi personaggi, da andare letteralmente in ansia quando accade loro qualcosa di negativo o quando incombe su di loro una minaccia. So benissimo che si tratta di un elemento essenziale nella struttura del romanzo che altrimenti risulterebbe oltremodo piatto, eppure a momenti sento il desiderio di leggere semplicemente le loro storie di vita quotidiana, di navigazione e poi di ritorno sula terra ferma, anche senza gravi scossoni e senza mirabolanti avventure: solo il puro piacere di essere con loro. Mi ricordo che avevo la stessa sensazione quando, da ragazzina, mi ero affezionata alle Piccole donne della Alcott: sentivo la mancanza di qualche capitolo composto di sola quotidianità e ordinarietà. Forse come lettrice sono in una sorta di fase di regressione.  

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