mercoledì 16 giugno 2021

Anja. La segretaria di Dostoevskij - Giuseppe Manfridi

Romantico senza essere mai scadente né melenso: una goduria. Dapprima lento e riflessivo,  poi il ritmo si fa più incalzante. È a tutti gli effetti un romanzo: c'è più fiction che verità documentata. Però: è una fiction plausibile, perfettamente realistica, oserei dire terra-terra (nel senso di: con i piedi per terra): un romanzo con Dostoevskij protagonista in cui non si cerca niente affatto di mitizzarlo o di renderlo protagonista dei suoi stessi romanzi o di chissà quali altre mirabolanti avventure, al contrario, l'autore spende tutte le sue energie per umanizzarlo con difetti e debolezze, farlo camminare e agire su questa terra e non in una galassia da super-eroi. Altro rischio era che, per non renderlo un mito da un lato, e per non impegolarsi in dettagli di vita quotidiana non verificabili dall'altro, Dostoevskij finisse per non comparire affatto o se ne restasse lì come una specie di soprammobile e ci si ritrovasse Anja ad agire da sola sulla scena (come mi è accaduto con il romanzetto della Hartlieb letto quest'inverno, ambientato in casa Schnitzler ma che di Schnitzler non dice proprio nulla di nulla e gli fa fare solo da comparsa sulla sfondo, ma che dico, mi vergogno di paragonare le due cose tanto sono differenti per caratura). E dunque, anche questo rischio è stato qui abilmente scongiurato. Ancora, riguardo alla fiction: è una fiction che si auto-denuncia come tale, la voce narrante (direttamente identificabile con l'autore) si rivolge al lettore con incisi, parentesi, qualche ammiccamento, quasi giocando con i dettagli volutamente inventati così come con i riferimenti aderenti alla verità storica. 

Un interessante gioco di specchi: in questo libro si racconta la genesi del romanzo Il giocatore, e gli impianti narrativi dei due libri sembrano procedere di pari passo, giustapposti senza mescolarsi, li si potrebbe anche leggere parallelamente - oppure optare per una soluzione più standard e fare come farò io, che a distanza di un quarto di secolo circa mi appresto ora a rileggere Il giocatore anche alla luce di quanto mi è stato raccontato da Manfridi. 

Nota di merito per la bella edizione La Lepre: curata in ogni dettaglio, sia materiale che di impostazione. 

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