La cosa essenziale che ho da annotare a proposito di queste memorie è che mi sono commossa. Tutto il resto, a ben vedere, è alquanto superfluo.
la lucidità, la completezza, l'equilibrio e il garbo con cui sono composti queste pagine meriterebbero quasi quasi cinque stelle. Dopo un'introduzione fatta di rapidi cenni alla propria infanzia, ai propri studi di gioventù e alla precoce scomparsa del padre, Anna Grigór’evna viene subito al dunque e racconta i quattrodici anni di vita a fianco di Dostoevskij - dal giorno in cui l'ha conosciuto per fermarsi esattamente alla sera del giorno dei funerali - avvalendosi dei propri ricordi ma anche delle testimonianze dirette dell'epoca: lettere di lei, lettere di lui, lettere di altri scrittori e loro conoscenti, ma soprattutto i suoi diari dell'epoca. Ne emerge una donna di spiccate qualità pratiche e senso pratico, che ha saputo aiutare il marito pur rimanendo nella classica posizione del "passo indietro": questo suo senso pratico lo ha ben percepito Manfridi che nel suo romanzo lo ha ben evidenziato. E già che nomino Manfridi: era ovvio supporre, e ora ne ho la conferma, che le memorie di Anna fossero il principale testo su cui egli si è basato per il proprio romanzo: i dettagli corrispondenti al vero sono tantissimi, più di quanti si potrebbe immaginare.
Torno alla Dostoevskaja: qui si potrebbe scrivere una quantità pressoché infinita di considerazioni in tema di maschilismo/femminismo, confrontando la seconda metà dell'ottocento con gli anni che viviamo noi oggi, e ancora l'importanza della famiglia e della storia personale di un grande scrittore (o artista in generale), ma sarebbero elucubrazioni destinate a lasciare il tempo che trovano: loro vissero la loro epoca e la vissero coerentemente, non sono stati né retrogradi (come si potrebbe pensare quando si legge che è Dostoevskij stesso ad ammettere che in un accesso di gelosia potrebbe anche ammazzare la moglie) né precursori (come si potrebbe commentare allorquando Dostoevskij si consulta con la moglie per decidere se accettare l'offerta di Nekrásov di pubblicare il nuovo romanzo sulla sua rivista:
"Nekrásov, un po' offeso dal fatto che in affari simili si chiedesse consiglio alla moglie, disse: "Ecco, non avrei mai immaginato che vi trovaste sotto la pantofola di vostra moglie".
"E di che cosa vi meravigliate?" replicò Fëdor Michájlovič. "Con mia moglie vivo in grande intimità. Le ho affidato tutti miei affari, mi fido molto della sua intelligenza e del suo intuito commerciale. Come posso non chiedere il suo consiglio in una questione così importante per noi?").
E' vero quel che ha scritto qualcuno qua attorno in giro che lei è letteralmente adorante nei confronti del marito, ma quel che emerge da queste pagine non è un'agiografia, è tutto un insieme ben calibrato: e allora in tempi bui come questo nostro nuovo medioevo, in cui sembra impossibile poter riscuotere stima o affetto se non si dimostra ogni giorno di più, di più, qualcosa di più, dicevo in tempi come questi ben venga se c'è la voce di qualcuno che adora qualcun altro, anche se è solo una voce che viene dal passato, ben venga se sa spargere un po' di positività tutt'intorno, e ancora meglio se lo sa fare con una scrittura semplice ma ineccepibile.
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