sabato 10 luglio 2021

Čevengur - Andrej Platonov

Non l'ho proprio abbandonato (un'opzione immeritatamente volgare nei confronti di un libro che  ha per carattere fondamentale il suo essere sofisticato e raffinato); non posso nemmeno dire di averlo finito nel senso più compiuto del termine (terminare una lettura con un certo tasso di impegno e concentrazione ed entusiasmo è il privilegio che si riserva ai libri che si stanno amando oltre che leggendo); insomma, l'ho tirato via. 

Una nuova esperienza di lettura al di fuori della propria comfort zone è sempre istruttiva e positiva; alcuni singoli passaggi sono fulminanti e illuminanti e sorprendentemente attuali; ma una parodia/pantomima/nonsenso che si protrae per cinquecento pagine è una parodia/pantomima/nonsenso che l'ha tirata troppo per le lunghe, ed è così che l'ho portato a termine spingendo - come si suol dire - l'elefante su per le scale, ma non è proprio la mia tazza di té. 

Da qualche parte ho letto la definizione di "romanzo filosofico", che calza piuttosto bene, c'è più riflessione filosofica che azione. Personalmente lo definirei anche romanzo corale-satirico sulla rivoluzione russa, ma in questo non è arrivato per primo: Cuore di cane di Bulgakov racconta in maniera satirica un esperimento fantascientifico che è metafora della stessa rivoluzione. Il fatto che qui si filosofeggi umoristicamente e per di più in una dimensione fantasiosa e magica e onirica, rallenta di molto il ritmo della lettura, mentre Bulgakov ha saputo rendere la sua ironia ben più avvincente e avvolgente. 

Romanzo utopico - la giustizia, l'equità e il benessere e la felicità di tutti sono la massima utopia possibile - e anche distopico - lo squallore di certi villaggi abbandonati fa pensare al lettore di essere più in un contesto post-atomico che non verso la fine della prima guerra mondiale. 

Romanzo dell'assurdo: il socialismo viene invocato, atteso, cercato come se fosse un qualcosa che deve cadere giù dal cielo, o ancor meglio come se fosse Godot: i protagonisti attendono che questi arrivi, e nel frattempo non vivono e non agiscono ma si limitano a cincischiare e razzolare come passeri o come galline. 

E' anche romanzo fortemente poetico, i cieli e le atmosfere delle steppe sono sempre presenti e concreti. Protagonisti concreti sono i treni, le locomotive e le stazioni: con il fumo, le sale d'attesa, lo sferragliare, le caldaie, dadi e controdadi di ogni tipo e misura. Al contrario, i protagonisti di tipo antropomorfo sono tutti allo stato per così dire "gassoso": sentivo il bisogno che i personaggi si presentassero in maniera un po' più "solida" e invece se dovessi rappresentare quanto letto in un cortometraggio, i personaggi apparirebbero senza dubbio semi-trasparenti, come fantasmi o come anime in procinto di volare via.

A tratti la storia propone una sorta di remake o parodia della coppia Don Chisciotte - Sancho Panza: a zonzo per la nuova (eppur vecchia) Rus'. 

Alla fin fine, per una lettrice un po' ignorante come me, si prestano meglio le storie in formato più tradizionale: in più passaggi ho desiderato che la storia della città di Čevengur mi venisse raccontata in modo da farmela capire un po' meglio, e mi sono ritrovata a rimpiangere Sulla faccia della terra di Angioni. Questo libro meriterebbe quattro stelle perché si percepisce benissimo il valore intrinseco dell'opera, ma come hanno già detto tanti altri, siamo lettori e non critici, e per il piacere della lettura proprio non so andare oltre le due stelle.  

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