martedì 13 luglio 2021

Vladivostok - Cédric Gras

E' possibile scrivere un librino di duecento paginette e, cincischiando e traccheggiando, raccontare di tutto un po' e riuscire a non dire nulla di nulla di quanto promesso dal titolo?

A metà tra diario, reportage e approfondimento: apparentemente parte benino con un tono sincero e discorsivo, ma poi si siede ancor prima di entrare nel vivo, e se ne resta a galleggiare su argomenti talmente triti e ritriti che non vanno più di moda neanche alla fermata dell'autobus (il meteo, il traffico, le donne russe paragonate alle donne occidentali... bah).

Le informazioni che raccontino veramente qualcosa di peculiare dell'estremo oriente russo, sono così poche e così piccole che si potrebbe a buon titolo dubitare se l'autore ci sia davvero mai stato: per scrivere quel che ha scritto, sarebbe bastato guardarsi una puntata de Alle falde del Kilimangiaro e una di Geo&Geo, prendere qualche appunto, et voilà, il gioco è bell'e che fatto e il "libro" bell'e che scritto. 

Morale della favola: mi ero già fatta fregare una volta con Ian Manook, il suo pessimo Yeruldelgger, i suoi stereotipi e l'esaltazione un po' fuori luogo dell'Alliance Francaise. Stavolta ci sono ricascata alla stessa identica vergognosa maniera, stessi identici ingredienti. L'avrò finalmente imparata,  la lezione?

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