domenica 25 luglio 2021

Povera gente - Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Un epistolario che, pur con tutti i suoi riconoscibilissimi limiti dovuti all'età (ben oltre i centocinquant'anni), pur con tutte le sue smancerie fatte di diminutivi e vezzeggiativi e poeticherie (ma come non apprezzarle, le poeticherie, se sono scritte da un sognatore aspirante scrittore poco più che ventenne), pur con tutte queste premesse, un epistolario che risulta stranamente attuale, se non altro per via del fatto che con e-mail e messaggistica di vario genere, nel ventunesimo secolo si è tornati a scrivere (o almeno scribacchiare) più di quanto non si facesse alla fine del XX sec.: Makar e Varvara che si scrivono a metà del XIX sec. potrebbero corrispondere, oggigiorno, a due persone conosciutesi su internet e che non si sono mai viste; oppure potrebbero essere due colleghi che stanno poco distanti di scrivania, in ufficio, e che per un qualche motivo non possono o non vogliono far vedere quanto e quale dialogo intercorre tra loro: si scrivono e-mail tutto il tempo e poi alla macchinetta del caffè si fanno a malapena un cenno di saluto, per dissimulare. Mi si potrebbe replicare che vedere attualità in questo è una forzatura... e allora io risponderei che si andasse a vedere il discreto successo di Le ho mai raccontato del vento del nord di Glattauer, il quale sta a Povera gente come il film Sabrina di Sidney Pollack del '95 sta al film di Billy Wilder del '54: puro e semplice remake. 

In verità non è per nulla chiaro né scontato se i due qui siano da considerarsi amanti a tutti gli effetti, o innamorati, o solo affettuosissimi parenti alla lontana con un rapporto come padre-figlia o zio-nipote. Ma trattandosi di un romanzo brevissimo, questa indeterminatezza è il suo bello, fa parte di quei dubbi che ti portano a terminare la lettura d'un fiato.

Di tematiche qui proposte ce n'è una gran quantità, cito solo gli ingredienti principali: la miseria con le sue difficoltà quotidiane da cui è difficilissimo affrancarsi (citofonare Hugo); lo scopo, l'utilità rivestita dalla letteratura all'interno di questa difficoltà di vita quotidiana; l'anelito alla letteratura non solo passiva ma anche attiva (quindi non solo il desiderio di leggere ma anche il desiderio di scrivere); il gusto della caricatura e il gusto delle innumerevoli citazioni e riferimenti a Gogol', Puskin e chissà quanti altri che io non ho saputo cogliere; dettagli autobiografici inseriti qua e là con nonchalance e apparente dissimulazione. I personaggi tutti, sia principali che secondari, al di là dell'essere corrispondenti in toto ai canoni dell'epoca, sono un'infilata di perle, ciascuno una piccola perfezione.

Reparto Lampi di genio: se ne Il giocatore la scena comicamente epica è la nonna al casinò che stravince con lo zéro e strapazza tutti con l'arroganza della sua arteriosclerosi, qui il lampo di genio tragicomico è invece la scena in cui Makar si reca dallo strozzino, una mattina presto, nella speranza di avere una somma in prestito: il buio e la pioggia, spintonato e imbrattato da una squadra di operai sporchi e maleducati, trattato in malo modo anche da una guardia cui chiede indicazioni, indi assalito dal cagnaccio del portiere, si precipita nell'ingresso più morto che vivo per poi andare a sbattere contro una donnetta che stava lì travasare il latte da un secchio ad una brocca, e avanti così di questo passo. 

Altro aspetto interessante/divertente dell'esperimento di Dostoevskij, il protagonista Makar è una sorta di alter ego di Akakij Akakievič, protagonista de Il Cappotto di Gogol': allorquando verrà messo di fronte al suo ritratto, leggendo il racconto nel librino prestatogli da Varvara, resterà malissimo e anzi scriverà che "bisogna lamentarsi formalmente".

Le note di questa edizione sono tre volte utili: perché segnalano i vocaboli dal significato ambivalente o dal significato più ampio che sono necessariamente destinati a perdere qualcosa con la traduzione; perché segnalano le citazioni ed i riferimenti ad altre opere di altri autori russi, impossibili da cogliere tutte per gli ignoranti come la sottoscritta; perché riportano i passi espunti da Dostoevskij nel corso delle varie revisioni e ri-edizoni. 

Lettura che per farsi apprezzare richiede una certa dose di contestualizzazione, ma diversamente da altre volte, l'atto del contestualizzare mi è risultato istintivo e senza sforzo alcuno: forse anche in questo si misura la statura dell'autore, per quanto alla sua opera prima. 

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