Molto soddisfatta della lettura: quattro stelle e mezza. E dire che in un primo momento ero perplessa, al primo impatto la scrittura sembrava un po' scialba e imprecisa. Al solito, bisognerebbe sapere se c'è (e nel caso, quanto è) il concorso di colpa della traduzione, resta il fatto che non mi suonava proprio una scrittura da urlo come ci si aspetterebbe da un premio Pulitzer.
Il protagonista andava delineandosi in maniera pericolosamente assomigliante a Stoner di Williams - cosa che dal mio personalissimo punto di vista ha valenza negativa visto che Stoner non l'ho amato particolarmente - però a differenza di Stoner che rimane perennemente avvolto in un bozzolo di nebbia, anzi diciamo pure annebbiato, questo Claude Wheeler si rivela per lo meno attento; se non è sempre il più sveglio, sembra avere per lo meno l'intenzione di battersi e dibattersi per uscire dal sopore della fattoria paterna e di uno stile di vita che gli va stretto o che comunque non condivide appieno. Balugina nel suo subconscio il desiderio di una vita che si sfami più di conoscenza e cultura che non di mero possesso materiale, più esperienza e contatto con altri esseri umani che non una mera accettazione dei precetti della religione; balugina nel suo subconscio anche un germe di socialismo laddove osserva che lì, nelle pianure del Nebraska, coloro che possiedono la terra sono come schiavi di essa e coloro che non la possiedono sono schiavi di quegli altri che possiedono. E d'altro canto, tra le tante voci presenti nel racconto, si insinua presto il rombo dei cannoni della prima guerra mondiale, a dimostrazione che le somiglianze con Stoner sono limitate ai singoli dettagli della trama in quanto entrambi romanzi di formazione.Parlavo di "tante voci presenti" non perché si tratti di un romanzo corale, e non perché ci sia una pluralità di protagonisti: la voce narrante è una sola, esterna ed onnisciente, e si concentra quasi esclusivamente sul protagonista Claude. Però riesce ad abbracciare ed intrecciare tante tematiche, tanti filoni, tante considerazioni, tanti piani di lettura. In un formato ultra-classico (come era ovvio aspettarsi da un romanzo che sta per compiere i cento anni) si trova tutta la complessità e profondità di un'opera postmoderna: dal momento in cui mi sono resa conto di questa ampiezza di vedute, ho iniziato a gustarmelo sempre di più; e tutti quei dettagli che mi parevano semplici assonanze o somiglianze con Stoner o con la trilogia di Holt, visti in una prospettiva diversa mi hanno fatto capire che qui ho trovato quel che avevo solo sperato di trovare in quelle precedenti letture, ho trovato in maggiore quantità così come in migliore qualità l'espressione della profonda provincia americana.
Il romanzo è alquanto celebrativo, anzi si può dire auto-celebrativo: l'autrice americana celebra l'esercito di giovani americani, ma mi pare le si possa concedere il lusso di essere patriottica, specialmente se si pensa che noi ancora oggi, per tutto quel che riguarda le guerre, ci culliamo nella pia illusione del "italiani brava gente".
La guerra si profila da lontano e infine compare in diretta solo nel capitolo conclusivo del libro, che è per certi versi anche il più stiracchiato, eppure è la guerra la cosa che dà significato a tutto il discorso. Quale significato? Press'a poco lo stesso de La vita in tempo di pace di Pecoraro: il protagonista e gli altri ragazzi che compaiono in questa storia proveranno la dolcezza ed il significato di una vita in tempo di pace solo e soltanto in rapporto all'esperienza della guerra, vivranno veramente la pace solo quando questa si annida nei piccoli spazi e nei piccoli momenti di quiete tra una trincea e l'altra.
Letto a circa cento anni di distanza dalla sua stesura e dalla pubblicazione, il romanzo assume inoltre una particolare valenza storica: vi si descrive un mondo stranamente più contemporaneo di quanto mi sarei aspettata.
E ancora: similmente a quanto accade con I fratelli Ashkenazi di Israel Singer, che mostra una sorta di "istantanea" degli anni e dei meccanismi che precedono le guerre in Polonia, allo stesso modo qui si mostra cosa c'è dietro, cosa c'è appena un passo prima della colossale tragedia della prima guerra mondiale. Non proprio l'anatomia di una carneficina, ma quasi. Altro punto in comune: in entrambi i romanzi si parla di sanare una vita sprecata e percepita come mal spesa, trovare rifugio e/o consolazione e/o riparazione dal senso di fallimento.
Romanzo scoperto solo grazie allo spelucco in home page qui su GR, ma consigliatissimo e attualissimo e che meriterebbe miglior visibilità.
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