Che razza di faticaccia! Era tanto tempo che non mi capitava di impiegare oltre un mese per portare a termine una lettura, ed era tanto tempo che non provavo questa sensazione (essenzialmente negativa) di spingere un elefante su per le scale. Mi si chiederà: e allora perché quattro stelle, e non le classiche tre a fare la classica media tra pregi e difetti? Perché qui la sostanza c'è tutta, in quantità come in qualità, la sostanza di uno storico e di uno scrittore attento e coerente, e da tutti questi dati di fatto non posso proprio prescindere.
Mi concederò il lusso di riassumere il romanzo in un drammatico eppure inevitabile spoiler: dovendo recarsi presso la corte di Berlino, ufficialmente per concludere un trattato commerciale per conto del governo Americano con la Prussia, ed ufficiosamente per inviare dispacci a Londra al fine di agevolare il miglioramento dei rapporti diplomatici tra la ex madrepatria e le ex colonie, con questo po' po' di missione Mr. Robert Pyle sbarca ad Amsterdam a metà del Luglio 1806 ed inizia a redigere un diario quotidiano. "...il diario del mio ultimo viaggio in Europa, redatto giorno dopo giorno, sui tavoli delle locande, alla luce della candela, prima di andare a dormire, o in strada, su uno scrittoio portatile, traballante per la corsa della carrozza". I suoi resoconti saranno fatti esclusivamente di quotidianità: alloggi, locande, trasferimenti, stazioni di posta, pranzi, cene, ricevimenti per il tè a corte, abboccamenti con principi o generali, nonché incontri con servette varie oltre a varie puntatine in bordelli e luoghi affini. L'azione vera e propria non inizierà prima del 14 di ottobre, giorno della battaglia di Auerstedt, stesso giorno di Jena, che poi è anche l'ultimo giorno del diario del nostro. Dunque il senso del romanzo vuol essere la ricostruzione di un lentissimo crescendo di tensione che solo all'ultimissimo secondo sfocerà in un effettivo cambiamento dello status quo (leggasi: il tentennamento prussiano innanzi allo strabordare ed imperversare del Buonaparte) protrattosi per la bellezza di seicentoepassa pagine. Last but not least, l'autore fa fare al suo personaggio una disamina assai attenta dei rapporti tra stati e tra popoli: rapporti tra Francia e Germania, il modo di vedere l'Inghilterra da parte del continente, l'ignoranza generale in fatto di America, il modo in cui vengono considerati ebrei e polacchi, situazioni socio-economiche destinate ad evolversi nel modo che noi, oggi, empiricamente, sappiamo bene come è andato a finire. Ecco, il Mr Pyle sa fare, come dicevo, una disamina molto attenta e precisa e che sa parlare chiaro al lettore del ventunesimo secolo, ma sempre rispettando le regole del personaggio del romanzo storico; quindi, per intenderci, senza mai scadere in facili predizioni o premonizioni - che sarebbero state davvero di cattivo gusto ed invece Barbero dimostra di avere grazia e buon gusto - e più in generale senza mai contravvenire alle regole del calarsi nel punto di vista di. Per quel che già avevo potuto constatare nel breve Alabama, qui ho trovato ulteriore conferma.
Alla scoperta della Germania nell'estate/autunno del 1806: una Germania essenzialmente sonnolenta, e il carattere dell'ambientazione finisce per ripercuotersi logicamente e coerentemente sul carattere della scrittura. C'è una perfetta uniformità di tenore, una perfetta mono-tonalità dall'inizio alla fine, nel senso che il racconto si spalma tutto su una unica tonalità. Ma è un pregio o un difetto? A ben vedere, la faccenda può essere osservata sotto molteplici aspetti. La piattezza non è certo un pregio, e fa sì che questa lettura non possa essere definita avvincente né emozionante. La grande quantità di dettagli e il grande realismo del diario sono senza dubbio dei pregi, però la mancanza di altra trama che non sia esclusivamente il viaggio e gli innumerevoli singoli incontri, questa mancanza appesantisce non di poco il ritmo della lettura. Eppure: la mono-tonalità non mi è mai davvero sfociata in senso di monotonia, non ho mai avuto il vero istinto ad abbandonare il libro (cosa che indubitabilmente accade con il libro autenticamente monotono). Come è già stato scritto altrove, è un gran calderone di nozioni e ottime ricostruzioni: in questa ottica direi che si tratta anche di un'operazione pressoché funambolica perché è info-dumping allo stato puro, ma talmente puro da non sembrarlo nemmeno e da non dare per nulla fastidio. A ben vedere, merita la lettura già solo per quest'ultimo paradossale contrasto. Non sarà il Premio Strega migliore di sempre in assoluto, ma certo ben migliore di tanti altri che ho letto fino ad ora.
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