Un autentico, piccolo gioiellino, perfetto in ogni dettaglio. Decadente e malinconico, terribilmente realista e terribilmente perfetto.
Ripenso a quanto è stato impeccabile Roth, ne La Cripta dei Cappuccini, a descrivere l'angoscia dell'atmosfera dei momenti in cui si percepisce che nulla sarà più come prima, la danza sull'orlo del precipizio, e lo fa ripetendo il suo ritornello, quasi fosse un canto: "...sopra i calici dai quali noi spavaldamente bevevamo, la morte invisibile incrociava già le sue mani ossute". Beh, qui Bassani sa fare un passo in più: ti fa percepire la stessa angoscia senza neanche intonarne un canto, te la fa percepire dal nulla, come dipingere una folata di vento in una viuzza laterale del centro città.
Certo, la città: Ferrara protagonista - se possibile - anche più e anche meglio che nelle Cinque Storie.
Ora ci starebbe bene una rilettura de Il giardino dei Finzi-Contini, credo che potrebbe mostrarsi sotto una luce nuova.
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