mercoledì 29 dicembre 2021

I tre moschettieri- Alexandre Dumas

 Chiudo l'anno col botto, come è giusto che sia. Rilettura a distanza di quindici (e più) anni dalla prima lettura: da un lato è stato come leggerlo per la prima volta, c'erano tanti dettagli che non rammentavo; dall'altro lato è stato un ripasso che ha avuto come diretta conseguenza di farmi rivalutare di molto Vent'anni dopo. Un tourbillon di emozioni e avventure, uno dei più perfetti di tutti i tempi, leggero nel senso più positivo del termine, fresco perché lo leggi nel 2021 e non è invecchiato di due minuti rispetto il giorno della sua pubblicazione. 

È perfetto pur essendo imperfetto (un po' come lo strabismo di Venere...?): a seconda dei gusti e delle sensibilità di ognuno, ogni singolo lettore troverà un passaggio in cui il ritmo sembra rallentare o in cui i dialoghi iniziano a sembrare un po' stiracchiati, eppure tutto l'insieme ha indiscutibilmente la sua perfezione, del resto la popolarità dell'opera e la immensa quantità di trasposizioni cinematografiche sono lì a testimoniare, e insomma non necessita certo della mia approvazione né di una mia arringa per vedere riconosciuto il suo valore.

Oltre all'aspetto avventuroso, oltre al carattere inconfondibilmente cappa&spada, ci sono svariati siparietti comici a dir poco irresistibili dei quali si parla poco; e poi c'è un altro aspetto del romanzo di cui si parla poco ma che tuttavia salta all'occhio con prepotenza, un certo carattere Sturm und Drang: una Parigi alquanto bucolica (qua ci si nasconde dietro un filare di noccioli, là ci si incontra presso un recinto dove il pastore pascola le sue capre) e poi appena si esce dalla città ecco venirci incontro mari burrascosi, cieli cupi e tempestosi, un antico maniero arroccato in cima alla scogliera, villaggi spettrali come nel più perfetto dei film horror, e un'infinità di dettagli dark gothic che sanno sempre ringalluzzire il lettore pur senza mai scadere nello splatter (per nostra fortuna, ai tempi di Dumas lo slpatter manco si sapeva cosa fosse...), e dunque concludo rinnovando il mio entusiasmo: più nuovo del nuovo, più fresco del fresco. Ora spero che questa rilettura/ripasso mi sarà di giovamento anche alla scoperta del <i>Visconte di Bragelonne</i>. 

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