venerdì 28 luglio 2023

I Signori dell'Appennino - Riccardo Bellandi

 "Belandi, che bell'andi che ha il Bellandi!" *)

Così diceva il Duca d'Auge, o per lo meno lo avrebbe senz'altro detto se rimirando l'Europa dalla torre del suo castello avesse usato un cannocchiale un po' più potente per arrivare a sbirciare fino in Mugello, annus domini 1259, con i guelfi e i ghibellini intenti a scannarsi. Non provavo questa soddisfazione, questa empatia, questa comunanza di gusti e interessi, sin dai tempi di Chelys Mons di Serioli. L'ossatura della trama e la caratterizzazione del cast dei personaggi sono costruite con archetipi classicissimi - per non dir banali - ma le belle fiabe e i bei racconti si fanno proprio in questo modo, lavorando sapientemente gli ingredienti semplici; e dunque si inizia e si porta avanti la lettura molto volentieri, pur avendo già capito press'a poco dove andrà a parare, e pur restando un po' di stucco su un finale relativamente aperto che poi tutto sommato non guasta. Un paio di piccolissime e lievissime ingenuità e/o imprecisioni sono del tutto perdonabili su un totale di seicentoepassa pagine così scorrevoli e ben studiate. La vera e più profonda sostanza di questa lettura è nel modo in cui fa calzare a pennello la parte di fiction sulla parte storica: veste proprio come un guanto sull'epoca duecentesca, fonte di inesauribili spunti e fascino.

*)Copyright Messere Savasandir NobilisSsimamente cavalierato già in tempi non sospetti

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