È stato un rollercoaster: preso perché innamorata a prima vista della copertina; poi leggendo la quarta di copertina ho temuto di essere stata un po' troppo precipitosa; e poi di nuovo ancora procedendo con la lettura ho visto crescere di man in mano il mio entusiasmo. All'inizio mi sembrava solo un ottimo esercizio di mescolanza di linguaggio poetico e flusso di coscienza. Ne riconoscevo tutto il valore, riconoscevo un poco di merito anche alla me stessa lettrice che ogni tanto sa provare ad uscire dalla propria comfort zone, ma poi alla fin fine mi ripetevo: esperimenti postmoderni not my cup of tea.
Si percepisce una grande sensibilità, una voglia di sfogarsi e parlare del tutto (la vita, l'universo e tutto quanto); voglia di analizzare l'individuo in rapporto al contesto di modernità che lo circonda, la famiglia, l'arte, l'attualità, la politica, la burocrazia. Però, mi dicevo, un'opera così caleidoscopica non riuscirà a lasciarmi granché. E invece senza che uno se ne renda conto, la struttura inizia ad assumere una sua solidità: non c'è una trama vera e propria, quindi tutta la sostanza sta nell'iniziare a conoscere i protagonisti e nell'idea dell'amicizia tra la giovane ragazzina e il vecchio vicino di casa - cosa che non è per nulla campata per aria, mi ricorda la mia personale esperienza, almeno per come la stavo vivendo io: io e il mio maestro di musica eravamo amicissimi nonostante la differenza di età, di quelle amicizie speciali all'interno delle quali puoi condividere di tutto, e inventare di tutto ed entusiasmarsi per tutto. È stato così per anni. Quale fu la mia delusione di fronte alle sue improvvise ed impacciate avances: non le ho vissute come molestie, solo che a partire da quel momento il mio migliore amico non c'era più, era sparito nel nulla, peggio che se fosse morto, una delusione ancor più cocente di una molestia.Ma torno al caleidoscopico romanzo di Smith: le emozioni/sensazioni/visioni del vecchio che percepisce l'approssimarsi della fine, una certa leggerezza del corpo pur nella sofferenza, anzi un alleggerimento del corpo che funge come il migliore degli anestetici; il culminare di uno sfinimento come anticamera dell'aldilà, anche questo è ottimamente descritto e anche questo lo posso dire perché ci sono passata (e qui mi taccio, perché se inizio a spiegare la mia esperienza con il sarcoma dei tessuti molli finisce che scrivo un altro libro).
Splendide, preziose e mai prolisse le descrizioni del volgere dell'estate in autunno. La malinconia per lo scorrere del tempo è tutta lì, perfettamente implicita, perfettamente show-don't-tell.
C'è inoltre un interessante punto di vista interno sulla cosiddetta "brexit" (detesto questi neologismi giornalistici ma ormai per spiegarsi non se ne può più fare a meno).
Sia nel periodare che nella struttura narrativa l'autrice sembra volersi arrotolare su sé stessa, vuole ingarbugliarsi a bella posta. Stessa cosa dicasi della scrittura, tutt'altro che limpida, direi piuttosto pastorizzata non filtrata. Ma a differenza di quel che mi è accaduto in altri casi con scritture simili, qui invece di perdermi ho iniziato pian piano ad orientarmi e ad entrare in sintonia con l'autrice. Mi sentivo così entusiasta dopo la lettura della prima e della seconda parte, e invece, ancora rollercoaster, la terza ed ultima parte mi ha lasciato freddina: non è inutile all'economia del romanzo, eppure invece di chiudere il cerchio a proposito della/e storia/e di Elisabeth e Daniel, magari con una inaspettata epifania, preferisce perdersi in rivoli; quella struttura che prima dava soddisfazione, nella terza parte inizia a sfaldarsi. Ed inoltre i tanti riferimenti alla Boty, alla Keeler, a questo Stephen Ward e altri personaggi più o meno famosi, sinceramente sono storie che non conosco e su questo fronte più prettamente britannico ho colto molto poco. Dunque tre stelle sono la media tra le quattro abbondantissime per la prima e la seconda parte, e poco più di due per la terza.
Se leggerò gli altri volumi della serie? Sinceramente devo rifletterci sopra. Da un lato penso che sarebbe un azzardo. Ma come al mio solito, se le altre copertine fossero tutte superlative quanto questa, potrei non resistere alla tentazione di collezionarle tutte.

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