Un raccontino brevissimo che non parla soltanto dello straniamento dell'emigrato lontano dalla sua terra e dalla sua lingua, e non parla soltanto degli atteggiamenti della massa nei confronti del "diverso", sia esso pecora nera o mosca bianca; parla anche dell'importanza che una buona dose di immaginazione riveste - paradossalmente - per rapportarsi con la realtà e la vita tutta. Immaginazione intesa come capacità di immedesimazione e quindi, in ultima analisi, capacità di empatia e simpatia.
E ancora, il tema della lingua: è una specie di magia che rende possibile la comunicazione attraverso i suoni, e una specie di maledizione perché quando non la si capisce i suoi suoni aspri sono solo una musica sgradevole.
Il film è alquanto aderente al libro tranne che in un dettaglio, ma si tratta tuttavia di un dettaglio essenziale: mentre la Amy del libro è interpretata da una Rachel Weisz che non è solo bella ma ha occhi profondi, espressivi e maliziosi ed enigmatici, e allora per ovviare a questa modifica le è stata attribuita una caratterizzazione che la fa somigliare ad una sorta di fata-strega, a una creatura dei boschi; ebbene: nel racconto originale Amy è una ragazza comune e bruttina se non proprio brutta, con spenti occhi miopi, radi capelli castani, non è solo una semplice ma proprio un'ottusa. Con questa premessa, l'autore fa risaltare maggiormente il personaggio di Yanko: costui è il vero elfo, la vera creatura dei boschi, un essere pressoché fatato.
Il racconto è tanto breve quanto denso, ci sarebbero mille passi da citare, mille temi da sviscerare, ma vale sempre la regola per cui una recensione non può essere più lunga del testo recensito. Soddisfattissima di averlo scoperto per caso e di essermici messa subito. Di Conrad non ho mai amato particolarmente lo stra-famoso Cuore di tenebra, ma ogni qualvolta mi imbatto in uno dei suoi romanzi brevi (prima Tifone, tanti anni fa, e ora questo), allora la musica è proprio diversa.
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