Un bel protagonista: quel Cardinal Lomeli attraverso il cui punto di vista possiamo seguire tutta la vicenda; una vicenda proprio avvincente da seguire. E belle storie di amicizia: forse un po' semplici o semplificate, ma si da' il caso fosse quello di cui sentivo il bisogno.
Ben caratterizzati anche i personaggi secondari ossia tutta la pletora di cardinali che compongono il conclave.
Ben delineato lo sfondo con i cieli grigi e piovosi di novembre, e al di sotto do questi le mura del Vaticano illuminate dalle luci artificiali e gli agenti della sicurezza che si muovono silenziosi.Godibilissimi i dettagli di quotidianità di cui il racconto è costellato: sebbene si racconti di un conclave, per cui una cosa niente affatto ordinaria né quotidiana, tuttavia l'autore sa concentrarsi nel modo giusto su dettagli impercettibili come i gesti, gli sguardi, le alzate di sopracciglia, le indecisioni, la fame o la sonno o un piede informicolato: tante piccolezze che fanno sicuramente parte del quotidiano di ognuno anche nelle situazioni per nulla ordinarie.
Parte lento per poi diventare via via sempre più acchiapposo. Una parte del finale era telefonata sin dall'inizio, l'altra parte mi è giunta del tutto inattesa, comunque sia quando c'è il piacere di lettura la prevedibilità della trama è una questione del tutto secondaria.
Per fare la sceneggiatura del film devono necessariamente avere apportato modifiche perché tutto il romanzo è giocato sulla differenza tra quello che Lomeli pensa e quello che Lomeli dice; tra quello che lui sente dentro di sé e quello che dà a vedere esteriormente; tutto un gioco di differenze che a tratti mi ha fatto ripensare a Tempo di uccidere. Punto a favore.
Reparto fanta-casting nonché paragone con il film (che non ho visto, mi sono solo fatta una vaga idea con il trailer e che spulciando sul web): molti personaggi sono stati modificati, sia nel nome ma soprattutto nella fisionomia. Esempio: per le descrizioni che ci da' Harris, la Rossellini è del tutto fuori posto (per fare Suor Agnès ci voleva Linda Hunt, o tutt'al più il piglio di Judy Dench), così come non c'entra niente Castellitto nella parte di Tedesco (il Tedesco del romanzo è un omaccione corpulento che fa pensare ad un macellaio o ad un autista di autobus... forse un Depardieu, ma sarebbe ancora troppo smilzo); del resto io, il volto di Castellitto, quando ho iniziato a leggere il romanzo, non so perché l'ho subito utilizzato per la parte di Bellini; e ancora: per avere un Tremblay che assomigli a quello descritto da Harris bisogna citofonare Uccelli di Rovo e farsi prestare un Padre Ralph brizzolato ma sempre atletico e impeccabile... last but not least, il defunto santo padre l'ho visto nei panni di un Michel Piccoli ma più accigliato rispetto quel che vediamo in Habemus Papam... insomma nella mia immaginazione ho talmente rimescolato le parti e gli attori che forse non mi conviene nemmeno provare a guardare il film. Ma devo ammettere che l'imbeccata cinematografica è stata utile e divertente. Voto finale: qualcosa in più di quattro stelle.
Nessun commento:
Posta un commento