Quando il suo editore gli dice che avrebbe voluto fare lo scrittore e che si immaginava a scrivere su una terrazza con vista oceano, l'autore gli risponde che si scrive nelle cantine buie, si scrive per urgenza e per emergenza e per salvezza e quindi si scrive nei posti schifosi, non sulle terrazze vista oceano. Il ragionamento non fa una grinza: la scrittura è anche sofferenza, è anche urgenza; se non fosse però che a dire questa cosa qui è uno che per sua propria scelta si è ritirato a vivere in un posto con paesaggi spettacolari e unici al mondo, dunque lui stesso scrive guardando i paesaggi spettacolari, poi poco cambia che siano le Dolomiti o l'oceano. Quindi si inizia con una grossa contraddizione e/o smentita.
Inizio per niente invitante: prefazioncina leziosetta e molto new age; il fraseggio è eccessivamente spezzettato sia dal punto di vista della sintassi (frasette cortissime e con un sacco di punti) che dal punto di vista del discorso (perché sembra che voglia andare a parare da una certa parte e invece poi si perde tra i ricordi e allarga ulteriormente il giro).
Il racconto dell'infanzia (il nonno, il cinematografo, ecc.) è a dir poco una roba edulcorata. In una parola: inizio respingente, temo che sarà un brodo in cui troverò poco piacevole sguazzare.
Uh, per dovere di cronaca registro che ho da polemizzare anche con l'epigrafe che recita "Non permettere mai che qualcuno creda in te più di quanto ci credi tu stesso": è tutto sbagliato. Innanzitutto perché sottovalutarsi un po' insegna a volare basso e volando basso si può finire per imparare cose nuove e migliorarsi; poi più in generale se esiste il proverbio "Chi si loda, si imbroda" vuol dire che un motivo ci sarà pure; ma soprattutto se uno ha detto questa frase (o se uno crede in questa frase) vuol dire che non ha mai provato quanto sia triste rendersi conto che tutte le persone che hai intorno nutrono poca o nessuna stima in te. È una cosa bruttissima. Mentre invece, se c'è un qualcuno che crede in te più di quanto ci creda tu stesso, vuol dire che è un qualcuno che ha per te stima e fiducia, il che non è una brutta cosa, anzi. Io la permetterei eccome. Quindi, bocciato anche il professore autore dell'epigrafe.
Ma come sempre sono cocciuta e vado avanti con la lettura.
Si riparte subito con le contraddizioni, tipo che a pag. 27 nella terza riga "il vento cattivo percuoteva con violenza le persiane di legno..." ma poi nella stessa pagina, appena quattordici righe più sotto, "tirai appena la cinghia della tapparella, quanto bastava per separarne le costole". Questi sono gli scivoloni che mi fanno incazzare di più.
Poi inizio a rendermi conto di avere tra le mani uno di quei romanzi farciti di frasette acchiappa-lettore, dire new-age era dire poco.
"...una lettera è come una fotografia, solamente che non sbiadisce mai"
"Le montagne, quassù, sono compagne di vita silenziose. Scolpiscono il cielo con il loro profilo tagliente e vincono il tempo. Ti ricordano che ci sono cose che non passano e allora le guardi e ti senti rinfrancato." Wow, che originalità.
"gli sguardi cono some frasi" wow anche qui, ci mancava solo che "l'amore è come una scatola di cioccolatini" e poi eravamo al completo.
A pag. 43 trovo un treno in cui "le porte si aprirono, si richiusero e via di nuovo". Peccato che dovremmo essere alla fine dell'ottocento o all'inizio del novecento, mi sa che le porte automatiche se le sognavano.
A pag. 47 il tasso di banalità corre su per una brutta china: "I suoi pinnacoli sottili e di pietra s'innalzano ad annusare il cielo, come attratti da una misteriosa forza che sfida la gravità e la vince. Ciascuno di loro in equilibrio precario, perché quello è il destino della bellezza."
E avanti così: paesini sperduti di montagna con le stradine illuminate dai lampioni (ma se allora i lampioni non c'erano manco nelle città!?!).
Una ragazza madre povera, con due piccoli gemelli, in un posto sperduto di montagna di quelli dove la miseria è una roba che grida vendetta... ed eccola che porta i bambini a fare la gita, a stendere il lenzuolo sul prato e a guardare il cielo. Ma come fa ad essere realistica una roba del genere? Vidotto! I poveri devono sgobbare, non se lo sognano neanche di portare i bambini al parco o nel prato! Io sono nata alla fine del XX sec, ma con due genitori che lavoravano entrambi full-time, a stendere il lenzuolo sul prato non mi ci hanno portato mai!
Dopo un'ottantina di pagine a questa maniera decido di mollare, ne ho avuto abbastanza. Quando vuole essere poetico, riesce lezioso. Quando vuole essere ironico, riesce spiritosone ma non fa neanche sorridere.
Dopo un'ottantina di pagine a questa maniera decido di mollare, ne ho avuto abbastanza. Quando vuole essere poetico, riesce lezioso. Quando vuole essere ironico, riesce spiritosone ma non fa neanche sorridere.
Per parlare di montagna si può essere precisi e concreti come Melchiorre ne Il Duca. Oppure si può essere leggeri e poetici come Irene Solà in Io canto e la montagna balla. Ma le leziosità alla Lorenzo Marone, queste no, la montagna non se le merita proprio.
Su GR mi limiterò a scrivere laconicamente e diplomaticamente Not my cup of tea. Ma mi consola un poco pensare che a qualcosa questo libro sia servito: negli ultimi anni mi sono innamorata ed entusiasmata con così tanti libri tutti ambientati in montagna, che pensavo di essere rincretinita. Temevo che bastasse solo un'ambientazione montanara per mandarmi in brodo di giuggiole, invece questo libro mi dimostra che non è così, mi ci vuole anche un po' di qualità nella scrittura e nella storia.
Su GR mi limiterò a scrivere laconicamente e diplomaticamente Not my cup of tea. Ma mi consola un poco pensare che a qualcosa questo libro sia servito: negli ultimi anni mi sono innamorata ed entusiasmata con così tanti libri tutti ambientati in montagna, che pensavo di essere rincretinita. Temevo che bastasse solo un'ambientazione montanara per mandarmi in brodo di giuggiole, invece questo libro mi dimostra che non è così, mi ci vuole anche un po' di qualità nella scrittura e nella storia.
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